Immigrati, Napoli, dall’ex Urss tra volontà di integrazione

NAPOLI – Difficolta’ linguistiche, di adattamento alla cultura occidentale, legate ai disagi nell’ottenere un permesso di soggiorno. L’integrazione, per gli immigrati dei paesi della disciolta Unione Sovietica, passa attraverso questi ostacoli. A Napoli, dove il numero di immigrati e’ in costante aumento a fronte di una diminuzione del numero degli abitanti (970.438 secondo il dato aggiornato del 15° Censimento della popolazione Istat), la comunita’ bielorussa si stringe attorno al Consolato onorario di Piazza Municipio e alle associazioni come l’Istituto di cultura bielorussa ‘Marc Chagall’ e quella denominata ‘Bellarus’. “Un gioco di parole sul nome del nostro Paese di origine, che richiama la parola italiana ‘bella’ e la Russia, che pochi decenni fa riuniva tutti i popoli ai quali ci rivolgiamo”, spiega all’Adnkronos la referente dell’associazione Tatiana Pumpuleva. Non solo bielorussi quindi, proprio perche’ con russi, ucraini e moldavi condividono affinita’ culturali e la conoscenza della lingua russa. Il primo scoglio da affrontare e’ questo: “I nostri connazionali – spiega – arrivano qui senza saper parlare o scrivere italiano”. Una difficolta’ non da poco per una comunita’ di immigrati dal tasso di scolarizzazione molto alto: “In Bielorussia – sottolinea Pumpaleva – la scuola dell’obbligo comprende tutta la scuola superiore. Chi viene in Italia e’ quindi sicuramente dimplomato ma non solo: quasi tutti sono laureati. Sono quindi persone che hanno un mondo intellettuale ricco, si interessano alla cultura del proprio Paese cosi’ come a quella dell’Italia e mostrano sincero interesse per quanto avviene qui in campo politico, sociale e culturale”.
Un interesse dimostrato dal successo de ‘La nostra gazzetta’, quindicinale in lingua russa e in parte ucraina nato nel 2005 e molto diffuso a Napoli e in provincia, rivolto agli immigrati provenienti dai paesi ex sovietici. L’associazione ‘Bellarus’ conta circa 70 membri, “ma le porte sono aperte a chiunque si voglia rivolgersi a noi. Diamo un aiuto morale, una possibilita’ di potersi confrontare con suoi connazionali sui problemi all’arrivo in Italia e sull’integrazione. Miriamo a prestare aiuti anche concreti,e conomici, se magari uno di noi non ha i soldi per comprare un biglietto e tornare in patria”, racconta Pumpuleva.
