[Il video] Associazioni animaliste contro Green Hill, dopo un anno di lotte
NAPOLI (servizio di Daniela Giordano) – Lo scorso maggio, abbiamo pubblicato un servizio sulla protesta portata avanti dalle associazioni animaliste e i cittadini napoletani contro Green Hill e la pratica della vivisezione. Una denuncia che si univa a quella di proporzioni nazionali, lanciata da Legambiente e Lav (Lega Anti Vivisezione), per far chiudere la struttura di Montichiari (Brescia) che accoglieva 2.400 cani beagle destinati ai laboratori di tutta Europa per la sperimentazione. Green Hill, infatti, da alcuni anni era diventata di proprietà dell’americana Marshall Farm Inc. – famosa per essere la più grande azienda produttrice di cani da laboratorio in tutto il mondo – ed è stata oggetto di accuse di maltrattamento animale per le condizioni in cui teneva i cani. Cinque ettari di terreno circa, per tenere in piedi capannoni utilizzati come lager, con i cani rinchiusi nelle piccole gabbie, senza vedere mai la luce del sole o correre all’aria aperta, se non nel momento fatidico del trasferimento nei principali laboratori di ricerca europei come cavie, a respirare fumo passivo – ad esempio – per dimostrare scientificamente gli ormai arcinoti danni che il fumo provoca alla salute. La campagna di protesta portata avanti nei mesi scorsi sul web, va riconosciuto, è stata di forte impatto emotivo per le immagini che continuamente pubblicava degli esperimenti condotti sui cani. Ebbene, pare che abbia prodotto dei risultati perché, a seguito delle denunce delle due associazioni portabandiera, la Procura della Repubblica di Brescia, il 18 luglio scorso, ha posto sotto sequestro la struttura e i beagle presenti al suo interno. Notizia di ultim’ora è che il tribunale del Riesame abbia deciso il dissequestro dei capannoni, che però non si sa ancora a cosa saranno destinati, forse ad allevamento zootecnico. Quel che è certo non più ai cani, per i quali il sequestro rimane valido e che piano piano stanno trovando famiglie disposte ad adottarli. A questo scopo, è scesa in campo anche la Leidaa (Lega italiana per la difesa degli animali e dell’ambiente), presieduta dall’ex ministro Michela Vittoria Brambilla, che sta aiutando Legambiente e Lav a sistemare i cani. Pare ne rimangano poco più di un migliaio. Per ora, si stanno privilegiando famiglie della Lombardia soltanto allo scopo di evitare lo stress di un viaggio troppo lungo, ma non è da escludere la possibilità di poterne adottare uno anche qui al Sud. Per candidarsi, basta semplicemente compilare il modulo di domanda sui siti www.legambiente.it/sos-green-hill-richiesta-affido e www.leidaa.info, oppure attraverso i siti di altre associazioni animaliste, come Oipa, Enpa, o Lega nazionale per la difesa del cane. È un piacere poter assistere a casi come questi, in cui la voce di una protesta riesca a non rimanere sorda, arrivare alle orecchie di qualcuno e tradursi in azione positiva. Le immagini in rete hanno di certo contribuito a non ignorare il problema, dato il forte impatto emotivo che suscitavano. Al momento, si sta discutendo in Senato un progetto di legge (già approvato alla Camera) che vieterebbe l’allevamento di cani, gatti e primati non umani per la sperimentazione. Potrebbe rivelarsi uno di quei rari casi in cui persino “l’abbaio di un cane” venga ascoltato senza provare fastidio.
