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Il prezzo da pagare

NAPOLI (di Attilio Iannuzzo) – Santa Maria Capua Vetere, centro di identificazione e di espulsione, un inferno. Quando la sigla CIE compariva le prime volte sui giornali pensavo che l’acronimo significasse “centro di integrazione per gli emigrati”, ma mi accorsi da subito che era una visione troppo ottimistica della vita.

Il senatore Perduca, del gruppo dei radicali in visita al Cie, con organizzazioni umanitarie, ha trovato una situazione igienica pessima. Un caso di scabbia. 10 persone con arti ingessati frutto della “battaglia” per la fuga di pasqua e pasquetta. Dormono sui materassi a terra. Senza più reti perché le usavano per scalare il muro di cinta. 11 o 12 per tenda e possono uscire una volta al giorno per andare in bagno. Urinano in bottigline di plastica nelle tende. Si potrebbe continuare. Definirla la nuova Guantanamo è stato mortificante per la dignità umana.

D’altra parte Fra i tanti avvenimenti che hanno contraddistinto la storia dell’uomo, alcuni dei più ricorrenti e drammatici vanno riferiti agli esodi forzati che hanno avuto per protagonisti milioni e milioni di individui, costretti a lasciare i loro rispettivi Paesi d’origine per motivi politici, etnici e religiosi.

Cambiare la mentalità di alcuni è difficile, quasi impossibile, ma dare strumenti alle nuove leve per favorire l’integrazione è attuabile. Intanto ci si chiede: “Ma di cosa ha paura l’Italia”? Sono loro ad aver paura di noi.

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