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I campano-americani e la morte di Osama «Fatta giustizia ma lo show non ci piace»

Il crollo dell Torri Gemelle

NAPOLI (Gabriele Bojano)Furono 195, secondo le stime ufficiali; 300 se si considerano coloro che avevano cambiato il cognome per questioni familiari. Quasi il 10% dei caduti nella tragedia delle Twin Towers è costituito da italiani. La notizia della morte di Osama Bin Laden arriva anche nelle case dei nostri connazionali, nelle famiglie di coloro che persero i loro cari nel fuoco delle torri.

«Giustizia è fatta». Non ci sono altre parole. Queste soltanto, ripetono tutti. Con voce sommessa. Le madri che hanno perso i figli, le vedove, gli orfani. Nessun festeggiamento: neppure uno di loro scende a brindare per strada. «La comunità italoamericana non si riconosce nelle folle scese in piazza – dice Giulio Picolli – La morte di Osama Bin Laden non restituirà gli affetti perduti per sempre. Nulla potrà mai colmare il vuoto, la mancanza, il distacco».

REFERENTE – Picolli, all’epoca dei fatti consultore della regione Campania, è da anni referente delle famiglie italoamericane. Con passione ha archiviato testimonianze e racconti, supportando i congiunti nel difficile percorso della memoria. Lo stesso Picolli ha subito una gravissima scomparsa, quella del nipote Luigi Calvi, anch’egli campano. La madre del giovane, Emma, ha commentato dimessamente la notizia dell’uccisione del principale responsabile della morte del figlio. «Emma ha ringraziato Dio, certo – racconta Picolli – ma nulla potrà restituirle Luigi». Aveva trentaquattro anni e lavorava alla Cantor Fitzgerald, la compagnia che nel 2001 perse il 90% degli impiegati. Un ragazzo innamorato della sua Italia. Si sentiva napoletano ed americano insieme. All’epoca la Campania non tardò a mostrare il suo sostegno. La regione contribuì con una donazione di 100 milioni di lire, distribuiti alle famiglie di origine campana coinvolte. Campano è anche Antonio Manfredi, l’artista che incise nel marmo di Carrara la scultura commemorativa per i caduti italoamericani, oggi posta nella sede del consolato italiano di New York.

NESSUN TONO TRIONFALISTICO – «Ho sentito tanti italiani subito dopo la diffusione della notizia della morte di Bin Laden – spiega Picolli – Le reazioni sono pressappoco unanimi. Nessun tono trionfalistico. D’altra parte gli italiani stentano a riconoscersi in questo bisogno di spettacolarizzazione purtroppo dilagante». E nel silenzio dell’oblio, si consumano tante storie di eroi italiani dimenticati. Come quella di un giovane italiano di Brooklyn, neppure trentenne, di cognome Sereni. Il ragazzo si trovava a qualche isolato dal sito; lavorava in una ditta specializzata nella manutenzione di impianti di aria condizionata. Corse sul posto per soccorrere i feriti. Voleva salvare la vita degli altri, ma perse la sua. Un nome obliato anche per un errore burocratico, visto che in alcuni elenchi addirittura non vi è traccia. “Giustizia è fatta”, ripetono tutti oggi. Nella speranza che questa “giustizia” consoli la sofferenza con cui tante famiglie seguitano a confrontarsi. Ogni giorno, da dieci anni. (Il Corriere del mezzogiorno)

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