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Guerra Iran-USA, Trump: “Proteggiamo Hormuz, vogliamo essere rimborsati”

Prosegue l’escalation militare tra Stati Uniti e Iran, mentre cresce la tensione nello Stretto di Hormuz, snodo strategico per il commercio mondiale di petrolio. Dopo il terzo attacco americano contro Teheran annunciato nella notte dal presidente Donald Trump, la Repubblica Islamica ha risposto con raid contro basi statunitensi in Bahrain e contro navi degli Emirati Arabi Uniti in transito nello Stretto, provocando almeno una vittima.

La crisi si riflette anche sul piano diplomatico. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, nel corso di una telefonata con il collega cipriota Constantinos Kombos, ha accusato Washington di compiere azioni “criminali e provocatorie” nello Stretto di Hormuz, sostenendo che tali operazioni mettono a rischio la pace e la sicurezza dell’intera regione. Da Teheran è arrivato inoltre un nuovo avvertimento: la riapertura del traffico marittimo nello Stretto sarebbe compromessa proprio dalle operazioni militari americane.

Intanto Donald Trump ha rivendicato il ruolo degli Stati Uniti nella protezione della principale rotta energetica del Golfo Persico. Parlando con i giornalisti nello Studio Ovale, il presidente americano ha dichiarato che Washington “vuole essere rimborsata” per gli sforzi militari sostenuti nella difesa dell’area. “Stiamo proteggendo una delle zone più ricche del mondo”, ha affermato, facendo riferimento anche all’imposta del 20% sulle merci in transito attraverso lo Stretto di Hormuz.

L’inasprimento del conflitto sta suscitando preoccupazione nella comunità internazionale. La Nuova Zelanda ha convocato l’ambasciatore iraniano per manifestare la propria “seria preoccupazione” per l’escalation nel Golfo Persico. Wellington ha inoltre condannato quelle che definisce le attività destabilizzanti delle Guardie Rivoluzionarie iraniane, comprese le operazioni condotte al di fuori del Medio Oriente.

Nel frattempo proseguono gli sforzi diplomatici per contenere la crisi regionale. A Roma è in programma un nuovo ciclo di colloqui tra Libano e Israele, mentre l’evoluzione dello scontro tra Washington e Teheran continua a mantenere alta la tensione su uno dei principali punti nevralgici dell’economia mondiale.

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