Guerra in Ucraina: l’Ue approva i 5 principi per la pace, Mattarella chiede una soluzione equa
Il conflitto in Ucraina continua a scuotere l’Europa e il mondo intero, con nuovi aggiornamenti che emergono dalle ultime riunioni internazionali. In una giornata decisiva per la diplomazia europea, giovedì 6 marzo, il Consiglio dell’Unione Europea ha approvato un insieme di cinque principi fondamentali per una “pace giusta” in Ucraina, con il sostegno di 26 Paesi su 27, a eccezione dell’Ungheria. Il documento stabilisce le linee guida su cui si baserà il futuro delle trattative tra le due nazioni coinvolte, e si inserisce nel quadro di un rinnovato impegno da parte dell’UE per spingere per una soluzione diplomatica al conflitto che continua da quasi tre anni.
Il vertice straordinario, convocato dai leader europei, ha messo nero su bianco un insieme di cinque principi che rappresentano un passo importante verso la fine delle ostilità. I punti cardine includono:
1. Nessun negoziato sull’Ucraina senza l’Ucraina: Ogni discussione futura dovrà includere direttamente Kiev, assicurando che il suo futuro e la sua sovranità siano al centro del processo di pace.
2. Garanzie di sicurezza solide e credibili per l’Ucraina: L’UE sottolinea che qualsiasi accordo dovrà essere supportato da garanzie internazionali che assicurino la protezione del territorio ucraino.
3. Integrazione della Ucraina nell’ordine internazionale: Il futuro dell’Ucraina dovrà essere allineato con i principi della comunità internazionale, in particolare con la Carta delle Nazioni Unite.
4. Ripristino delle frontiere internazionalmente riconosciute: Il principio di integrità territoriale dell’Ucraina sarà la base per qualsiasi accordo.
5. Assistenza alla ricostruzione e al rafforzamento delle istituzioni ucraine: L’UE e la comunità internazionale si impegnano a sostenere l’Ucraina nel suo percorso di ricostruzione post-bellica.
Nonostante l’opposizione dell’Ungheria, che ha deciso di non aderire ai principi, il Consiglio ha deciso di procedere con l’approvazione a 26, preferendo una linea forte piuttosto che compromessi che avrebbero diluito il testo. La dichiarazione mira a mettere sotto pressione la Russia per giungere a un cessate il fuoco duraturo.
Mentre i negoziati diplomatici proseguono, sul terreno la guerra continua senza sosta. La notte tra il 6 e il 7 marzo, le forze russe hanno lanciato una serie di attacchi missilistici su diverse regioni dell’Ucraina, concentrandosi principalmente su infrastrutture energetiche e di gas, con l’obiettivo di privare la popolazione ucraina di elettricità e calore. Gli attacchi, che hanno colpito soprattutto la città di Kharkiv, hanno causato almeno due feriti, un adulto e un bambino, secondo quanto riferito dal ministro ucraino dell’Energia, Herman Halushchenko.
Questi raid sono stati interpretati come un tentativo da parte della Russia di aumentare la pressione sulle forze ucraine e sulla popolazione civile, con l’intento di spingere Kiev a negoziare sotto la minaccia di danni ancora maggiori. Il governo ucraino, tuttavia, ha annunciato che si stanno adottando tutte le misure necessarie per mantenere la stabilità delle forniture energetiche e per limitare i danni. Nel frattempo, la Cina ha continuato a promuovere il dialogo come unica via per risolvere la crisi. Il ministro degli Esteri cinese, Wang Yi, ha ribadito che la pace “giusta e duratura” deve essere raggiunta attraverso negoziati che coinvolgano tutte le parti interessate. Wang ha sottolineato che la Cina ha sempre sostenuto una soluzione politica e ha sollecitato la fine della violenza, poiché “nessuno vince in un conflitto, ma tutti guadagnano nella pace”. La Cina ha infatti assunto una posizione neutrale nel conflitto, invitando tutte le nazioni coinvolte a trovare un compromesso che rispetti la sicurezza di tutte le parti, senza favorire nessuna delle due.
Dal lato italiano, il governo di Giorgia Meloni ha ribadito la sua ferma opposizione all’invio di soldati italiani in Ucraina. Meloni ha preferito concentrare gli sforzi su soluzioni più durature, come l’estensione dell’articolo 5 della NATO. La premier ha anche condotto una battaglia per evitare che i fondi di coesione dell’UE venissero dirottati forzosamente verso le spese per la difesa, una clausola che è stata alla fine mantenuta come volontaria.

