Notizie dall'Italia e dal mondo

Primo Piano

Governo battuto tre volte. Premier scettico su crisi

ROMA (di Francesco Bongarrà)Alla Camera Fli vota per tre volte con l’opposizione, e per altrettante volte il governo viene battuto sulle mozioni relative ai rapporti con la Libia. Pdl e Lega attaccano, accusando di tradimento, i finiani che ricordano di “avere le mani libere”. Nel frattempo, il Pd esulta e chiede l’apertura della crisi. I finiani non hanno fatto attendere molto per farsi “sentire” dopo la richiesta di Fini a Berlusconi di dimissioni e di crisi di governo.

L’occasione arriva a Montecitorio da un emendamento presentato dai radicali alla mozione di maggioranza sulle iniziative volte alla revisione del trattato di amicizia, Italia-Libia firmato da Berlusconi e Gheddafi. Matteo Mecacci chiede al governo un impegno a sollecitare Tripoli affinché ratifichi la Convenzione Onu sui rifugiati e riapra l’ufficio dell’Unhcr, come premessa per continuare le politiche dei respingimenti dei migranti in Libia. Un emendamento che piace ai finiani (in particolare all’ex radicale Della Vedova): lo votano insieme all’opposizione, mandando così sotto il governo per sette voti.

I deputati del Pdl cominciano a urlare “Bravi, bravi” ai finiani, e Maurizio Bianconi sfiora lo scontro fisco con il sottosegretario Fli Roberto Menia evitato solo perché si mette in mezzo il coordinatore del Pdl Denis Verdini. La maggioranza è chiaramente colpita: per tentare di limitare i danni ritira la mozione emendata perché, secondo il ministro degli Esteri Franco Frattini, “non recepisce un accordo con la Ue e ci fa mettere nella condizione di dire alla Libia di aprire le porte perché l’Italia i clandestini li prende tutti”. Ma Fli sceglie di giocarsela fino in fondo. I finiani chiedono di “non far demagogia sulla pelle dei rifugiati”, fanno propria la mozione ritirata da Pdl e Lega (che parlano di “prove di sganciamento”) e la portano al voto.

Con Italo Bocchino che, fra le urla “Buffone, buffone!” degli ex amici del Pdl e della Lega, va a convincere uno ad uno i colleghi finiani indecisi dicendo: “Dobbiamo far capire a Berlusconi che senza i voti di Fini non va da nessuna parte”. Fuori dall’Aula Pierluigi Bersani invita il governo a “non traccheggiare e ad aprire la crisi”, mentre Massimo Donadi sostiene che “la maggioranza non c’é piu”. Nell’Emiciclo, dove la tensione sale minuto dopo minuto, Fabrizio Cicchitto accusa i finiani di “irresponsabilità”, e il leghista Marco Reguzzoni sostiene: “Questa non è la strada giusta. Seguire scorciatoie o alleanze con chi ha perso le elezioni e sa di perderle ancora, non porterà a fare qualcosa per il nostro Paese”.

Al voto finale, per il governo è un doloroso ‘uno-due’: Fli vota ancora con l’opposizione e, contro il parere del governo, fa passare la mozione dell’Udc e quella emendata dai radicali. L’aria è pesante; ma per fortuna la giornata è praticamente finita, con i deputati del Pd che, soddisfatti, ripetono le parole che in Aula Massimo D’Alema ha scandito con un eloquente gesto della mano rivolto ai banchi del governo: “La maggioranza non c’é più. A questo punto – ha detto l’ex premier – vi resta o di abbandonare o di prendere atto e andarvene. Avremmo risolto un problema che sta diventando per l’Italia ben più grave dei clandestini”. E Rocco Buttiglione dall’Udc commenta: “siamo ad un punto in cui i fucili sparano da soli perché la lite non é nel merito, ma prevale la voglia di regolare conti”. (Ansa)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.