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Gaza al collasso: Netanyahu annuncia la “fase finale” dell’offensiva

Mentre Gaza si avvicina al punto di non ritorno, Israele ha annunciato quella che definisce la “fase finale” della sua offensiva nella Striscia. Il primo ministro Benjamin Netanyahu ha parlato apertamente di un’intensificazione della guerra, a diciotto mesi dall’inizio dell’invasione del 7 ottobre 2023, delineando uno scenario che va ben oltre le operazioni militari: si profila una presenza militare permanente, una forma di controllo diretto e duraturo sul territorio palestinese.

Un video pubblicato sui social, accompagnato dal richiamo di migliaia di riservisti israeliani, lascia pochi dubbi sulle intenzioni del governo: “Andremo avanti fino al traguardo”, ha dichiarato Netanyahu. Il risultato, sul campo, è un’escalation che si traduce in bombardamenti incessanti, sfollamenti forzati verso sud e l’ombra di un’occupazione stabile. In questo contesto, la diplomazia internazionale appare paralizzata. Nessuna presa di posizione netta è arrivata dall’amministrazione Trump — attualmente in visita in Medio Oriente dal 13 al 16 maggio — che non ha esercitato pressioni concrete su Israele, lasciando campo libero a Tel Aviv. Anche la questione degli aiuti umanitari è diventata un terreno di scontro. Dopo mesi di blocco quasi totale, Israele ha annunciato una parziale riapertura dei corridoi umanitari, ma secondo criteri che le agenzie dell’ONU considerano inaccettabili. Solo sessanta camion al giorno potranno entrare, la distribuzione sarà limitata ai campi profughi, accessibile solo a chi si registra secondo le regole imposte dall’esercito israeliano, e affidata a operatori privati sotto supervisione militare. Una dinamica che, secondo le Nazioni Unite, mina i principi di neutralità, indipendenza e umanità che dovrebbero guidare l’azione umanitaria.

Fanpage.it ha intervistato Juliette Touma, direttrice della comunicazione dell’UNRWA, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi. “La situazione nella Striscia è estrema — ha dichiarato Touma — non solo per la catastrofe umanitaria in corso, ma per il completo svuotamento del diritto internazionale. I principi fondamentali stanno crollando insieme alle case, agli ospedali, alle scuole”. Touma denuncia una crisi non solo materiale, ma giuridica e politica. “Le decisioni prese da Israele negli ultimi mesi, culminate nel piano annunciato da Netanyahu, rappresentano una trasformazione della guerra in un’occupazione permanente. Stiamo assistendo alla ridefinizione dei limiti del diritto internazionale, che viene ignorato o reinterpretato secondo logiche di potere”.

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