G8 2001: carcere per i manifestanti e libertà per chi ha abusato del manganello

La sentenza di questi giorni, per i fatti di Genova del 2001, lascia una sapore amaro: quello della sconfitta della Giustizia.
E’ vero, è stata messa a soqquadro un’intera città, piombata nel terrore in quei giorni, ma è anche vero che è stato fatto di peggio. Sono stati massacrati di botte, calci, pugni e altro – senza un valido motivo – manifestanti pacifici i quali, ancora oggi, portano sulla pelle e nell’anima i segni profondi di quella terribile notte.
Anche questa volta, i “vincitori” hanno scritto la storia: quella triste, oscura, di un paese che si definisce civile e democratico. Talmente democratico da permettere a quei militari, che hanno sfogato la loro rabbia e frustrazione, di essere soltanto ammoniti o al massimo trasferiti. Niente cella e niente cacciata dal corpo.
Altra sorte invece è toccata ai manifestanti condannati, che a breve vedranno aprirsi le porte del carcere per reati di saccheggio e devastazione (articolo questo tanto caro, di mussoliniana memoria) e sconteranno anni e anni di carcere, senza se e senza ma.
Alla Galleria Umberto I di Napoli tanti ragazzi, ma anche adulti, si sono riuniti per dar voce a quel sogno di vivere in un vero Stato civile e democratico, in cui la giustizia possa davvero definirsi con la “G” maiuscola, guardare in faccia il colpevole di turno così, alla pari, e non fare distinzioni di serie A e serie B.
