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Ecomostro alla tangenziale dell’Arenella, scatta l’inchiesta della Procura di Napoli

Vomero dall'alto

NAPOLI (di Fabrizio Geremicca) – Ecomostro dell’Arenella: nuova inchiesta della Procura. Il coordinatore della sezione Ecologia, Aldo De Chiara, ha sollecitato il Comune di Napoli a trasmettere al suo ufficio gli atti relativi ad una richiesta di condono edilizio per quello scheletro in cemento armato che da quasi un quarto di secolo caratterizza via Cattaneo. L’istanza fu presentata dai proprietari, gli imprenditori Normale, quando il governo Berlusconi varò la sanatoria del 1994. Su di essa non c’è stata alcuna decisione. L’ipotesi sulla quale lavora la Procura è che possa essere stata insabbiata per non doverla bocciare e per non dover procedere ad emettere una ordinanza di demolizione. Gli inquirenti intendono anche verificare la veridicità delle dichiarazioni contenute nell’istanza di condono. L’inchiesta muove ora i primi passi e non risultano ad oggi iscritti al registro degli indagati. Gli atti sono infatti pervenuti pochissimi giorni fa sulla scrivania del procuratore De Chiara.

È una vicenda, quella dell’ecomostro dell’Arenella, lunga un quarto di secolo. I lavori iniziano nel 1988 e sono legittimati da una concessione edilizia rilasciata nello stesso anno, in variante di una più vecchia, del 1983. Dopo alcuni mesi scatta il sequestro. Il 13 febbraio 1990 il pretore del lavoro, proprio Aldo De Chiara, condanna in I grado 4 imputati, tra i quali Antonio Normale. La sentenza impone anche che demoliscano a proprie spese. De Chiara ricostruisce una storia intricata: la concessione edilizia sarebbe stata richiesta ed ottenuta simulando che in quella zona ci fosse stato già un calzaturificio e sfruttando una legge varata dopo il sisma del 1980, che consentiva di costruire in deroga ai vigenti strumenti urbanistici, in caso si volessero ampliare stabilimenti produttivi. In realtà, sostiene il pretore del lavoro, forte di testimonianze e documentazioni, in via Cattaneo c’era solo un pollaio. Nell’aprile 1992 la corte d’appello assolve 3 imputati su 4 «per non aver commesso il fatto» e «perché il fatto non costituisce reato». Per il quarto dichiara non doversi procedere in ordine ai reati ascrittigli perché estinti per morte del reo.

L’ecomostro, che sorge nei pressi dallo svincolo della tangenziale, passa poi agli eredi Normale, tra i quali la figlia Anna. Quest’ultima alcuni anni fa ha sposato l’ex assessore regionale, ora europarlamentare del Pd, Andrea Cozzolino. Nel 1994 il governo sforna il secondo condono edilizio; i proprietari presentano istanza. Quella pratica resta però sepolta in qualche cassetto degli uffici comunali. La Procura vuole capire perché. (Corriere del mezzogiorno)

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