E’ morto Giorgio Bocca, l’anti-italiano amato dall’Italia
NAPOLI (di Attilio Iannuzzo) – In tanti lo hanno amato, in molti lo avrebbero amato di più soprattutto al sud se avesse avuto critiche costruttive per il meridione, ma non è stato così. Le sue “feroci” valutazioni dettate forse dalla speranza di vedere Napoli e il l’intero sud progredire? Ci piace pensarlo.

E’ morto oggi pomeriggio nella sua casa di Milano Giorgio Bocca. Un giornalista e scrittore di spessore. Un uomo la cui vita ha avuto diverse sfaccettature: da giovane si iscrive al Gup, i giovani fascisti, poi partigiano, poi ancora antimeridionalista disfattista. Bocca, uno dei fondatori di Repubblica, è stato tra i giornalisti italiani più noti e importanti. Al suo attivo, in una carriera più che cinquantennale, anche una vasta produzione saggistica che spazia dall’attualità politica e dall’analisi socioeconomica all’approfondimento storico e storiografico.
Il suo trascorso di partigiano nelle file di Giustizia e Libertà lo ha portato a studiare a lungo il periodo della Resistenza e del fascismo, mentre per quanto riguarda l’attualità si era occupato in particolare dei fenomeni come Tangentopoli e l’ascesa del movimento leghista. Era nato a Cuneo il 28 agosto del 1920. Per il momento non è stata ancora annunciata la data del funerale. La famiglia ha fatto sapere infatti che intende essere lasciata tranquilla e affrontare la vicenda “in modo privato”.
L’11 gennaio uscirà in libreria per Feltrinelli l’ultima fatica di Bocca: “Grazie no. 7 idee che non dobbiamo più accettare”. Un testamento ideale che si va ad aggiungere agli ultimi articoli scritti per Repubblica e alle ultime interviste rilasciate.
