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Cronaca

Don Mattia Ferrari e lo scandalo Paragon: “Non sono intimidito. Vogliamo verità e giustizia”

Di fronte allo scandalo internazionale di spionaggio che ha coinvolto attivisti, giornalspionaggio, diritti umani, Don Mattia Ferrari, Mediterranea Saving Humans, mafia libica, libertà di stampare temporaneamente il sistema di sorveglianza ma, spaventato da qualcosa, si dà alla fuga. L’allarme scatta solo mentre abbandona la scena, immortalando il fallito tentativo di effrazione. Due mesi dopo, l’8 febbraio 2024, arriva il primo avviso: un messaggio da Meta, attraverso Facebook, informa Don Mattia e l’attivista Luca Casarini che sono stati vittime di un attacco hacker “sofisticato, sostenuto da un governo”. Questo evento è solo l’inizio di una lunga catena di episodi che coinvolgono anche il portavoce di *Refugees in Libya*, David Yambio, e i fondatori di Mediterranea, Casarini e Beppe Caccia. Persino Francesco Cancellato, direttore di Fanpage.it, figura tra i nomi spiati, un fatto che solleva interrogativi inquietanti sulla libertà di stampa e l’autonomia del giornalismo investigativo.

Il movente? Don Mattia non ha dubbi: “Noi lavoriamo con le vittime della mafia libica, denunciamo soprusi, torture, violenze. Questo è un fatto di cui bisogna tener conto”. Il riferimento va al caso Almasri, uno dei capi dei trafficanti libici incriminato per crimini di guerra e contro l’umanità. Mediterranea Saving Humans opera in contesti dove le istituzioni sono spesso assenti e dove la criminalità organizzata agisce indisturbata. Le loro testimonianze e denunce sono uno dei pochi argini alla barbarie che avviene nei centri di detenzione in Libia e Tunisia. A difesa di Don Mattia e degli attivisti di Mediterranea si è schierata anche la Chiesa italiana. Monsignor Francesco Savino, vicepresidente CEI per il Sud, ha chiesto pubblicamente che venga fatta piena luce sui fatti. “La verità è la condizione per la riconciliazione – ribadisce Don Mattia – e noi siamo qui per collaborare, non per lo scontro. Ma servono trasparenza e giustizia”.

La Commissione LIBE del Parlamento europeo, preposta alla tutela delle libertà civili, aveva convocato Don Mattia per un’audizione. Tuttavia, l’incontro è stato rimandato a causa dell’opposizione dei gruppi sovranisti. “Speriamo possa tenersi presto – afferma – perché vogliamo dialogare con le istituzioni, non solo denunciare. Abbiamo già presentato esposti e crediamo in una giustizia che parta dal confronto”. Di fronte alla criminalizzazione di chi si prende cura degli altri, Don Mattia cita Don Milani: “Al ‘me ne frego’ dobbiamo rispondere con ‘I care’, oggi diventato ‘we care’. Chi si prende cura degli ultimi non va spiato, ma ascoltato. Noi non abbiamo paura, ma desideriamo che lo Stato ci sia alleato, non antagonista”. La domanda che emerge da questa vicenda è forte e scomoda: in che Paese viviamo, se giornalisti e sacerdoti vengono spiati per il loro impegno civile? Don Mattia lo dice senza giri di parole: “Senza il lavoro coraggioso dei giornalisti molte verità non sarebbero mai emerse. Serve rispetto, tutela, e soprattutto serve capire cosa è successo a Francesco Cancellato e a tutti noi. Solo così potremo andare avanti davvero”.

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