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Dietro le “Vele di Scampia”

NAPOLI (di Maurizio Scialdone) – 25 giugno 1977, muore Francesco di Salvo. So che per molti è un nome che non dice granchè, ma per gli addetti ai lavori è un nome conosciuto ed anche di gran fascino. Per i non addetti ai lavori, invece, è stato fonte di dibattito, litigi, adorazioni, incomprensioni ed infine demolizioni. Franz di Salvo, in qualche modo, è entrato nella vita della gran parte dei napoletani. Perché? Perché fu l’architetto progettista delle “famigerate” vele di Scampia. Un sogno, un ideale di vita condivisa. Una città nella città.

ScampiaIl modello razionalista che aveva ispirato Di Salvo non aveva però fatto i conti con i napoletani. Chissà perché, ci si chiede, lo stesso edificio, la stessa tipologia, a Nizza (Villeneuve-Loubet), non solo è in piedi, ma è parte integrante di una promenade di gran lusso. Intendiamoci, per chi scrive non è un vero e proprio modello di ispirazione architettonica, ma non è questa la cosa importante. Ciò che conta è invece l’uso che se ne fa, soprattutto da parte di chi la usa quotidianamente. L’idea di città nella città nasce da lontano ed è un utopia che l’uomo ha sempre inseguito, Non c’è architetto o ingegnere o anche disegnatore che non ci abbia pensato (a parte pochi illuminati che avevano capito già da tempo che l’uomo non può vivere ammassato…a meno ché non abbia determinate caratteristiche di civiltà e coscienza per farlo). L’idea di vita condivisa ha animato le fantasie di grandissimi architetti, uno per tutti Le Corbusier (l’unites d’habitation, la città viadotto…). E perché ha così affascinato l’uomo? Per il risparmio che avrebbe comportato in termini di consumi? Per occupare meno spazio? Per dare a tutti lo stesso spazio abitativo senza gerarchie? Può darsi. Il vero ideale però era la “vita sociale”. Il credere che l’uomo fosse in grado di vivere insieme e di condividere la cura per le cose affidategli.

Ma questo non è il caso di Scampia. Certo, l’idea di rendere l’essere umano “migliore” attraverso un ideale di condivisione sarebbe stato meraviglioso. Ma Di Salvo non ha fatto i conti con l’ideale della camorra. Con il degrado. Con l’ignoranza. Con chi usa l’ascensore per divellere i tasti dei relativi piani, se non per prenderne a calci le porte. O usare i corridoi tra gli appartamenti per una vera e propria corsia di spaccio. O di impedire l’accesso alle strutture a chiunque volesse entrare per farne un minimo sindacale di manutenzione.

Questa è la legge del più forte, anzi del più criminale, perché le persone per bene nelle “vele” ci saranno sicuramente state ed hanno dovuto, prima convivere, poi soccombere di fronte allo schifo che gli è stato imposto. Lo so, caro Di Salvo, adesso le stanno buttando giù. Qualcuna è ancora lì, qualcuna andrà tra poco…chi lo sa…e il tuo ideale di vita condivisa andrà a farsi benedire. Che un pensiero ti consoli, però. Belle o brutte che fossero, le avevi progettate per gli uomini…non per le bestie.

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