Crisi nel governo Meloni: pressioni sulla premier, maggioranza in tensione dopo le dimissioni
La maggioranza di governo attraversa una fase di forte turbolenza. Dopo le dimissioni di Daniela Santanchè e il passo indietro di Maurizio Gasparri dal ruolo di capogruppo di Forza Italia al Senato, si intensificano le pressioni sulla presidente del Consiglio affinché riferisca in Parlamento prima di Pasqua. Le opposizioni parlano apertamente di una crisi politica ormai evidente, mentre all’interno della coalizione emergono crepe sempre più difficili da ignorare.
A rendere ancora più instabile il quadro è la posizione di Antonio Tajani, leader di Forza Italia, che avrebbe ventilato l’ipotesi di lasciare nel caso in cui il suo fedelissimo Paolo Barelli venisse sfiduciato alla Camera. Un segnale che evidenzia tensioni profonde non solo tra maggioranza e opposizione, ma anche all’interno degli stessi partiti che sostengono l’esecutivo.
Le reazioni politiche non si sono fatte attendere. La segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, ha attaccato duramente l’operato del governo, definendolo “un esecutivo che sta cadendo a pezzi sotto il peso della propria arroganza”. Dal fronte delle opposizioni si moltiplicano le richieste di chiarimenti immediati in Parlamento, ritenuti necessari per fare luce su una situazione che appare sempre più confusa.
Nel frattempo, il dibattito politico si allarga anche ai temi internazionali. Carlo Calenda, leader di Azione, ha criticato la centralità mediatica delle vicende interne alla maggioranza, sottolineando come il contesto geopolitico richiederebbe invece maggiore attenzione. In particolare, ha richiamato le recenti dichiarazioni provenienti dagli Stati Uniti sulla guerra in Ucraina e sul ruolo della NATO, invitando tutte le forze politiche a chiarire la propria posizione su scenari di crescente instabilità globale.
Anche dal Partito Democratico arrivano critiche sulle priorità del governo. Arturo Scotto ha definito “emblematica” la scelta dell’esecutivo di concentrarsi sulla legge elettorale invece che su misure urgenti come il salario minimo e il sostegno ai lavoratori. Secondo Scotto, la maggioranza sarebbe più impegnata a garantire la propria tenuta politica che a rispondere alle difficoltà economiche del Paese.
A rendere ancora più instabile il quadro è la posizione di Antonio Tajani, leader di Forza Italia, che avrebbe ventilato l’ipotesi di lasciare nel caso in cui il suo fedelissimo Paolo Barelli venisse sfiduciato alla Camera. Un segnale che evidenzia tensioni profonde non solo tra maggioranza e opposizione, ma anche all’interno degli stessi partiti che sostengono l’esecutivo.
Le reazioni politiche non si sono fatte attendere. La segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, ha attaccato duramente l’operato del governo, definendolo “un esecutivo che sta cadendo a pezzi sotto il peso della propria arroganza”. Dal fronte delle opposizioni si moltiplicano le richieste di chiarimenti immediati in Parlamento, ritenuti necessari per fare luce su una situazione che appare sempre più confusa.
Nel frattempo, il dibattito politico si allarga anche ai temi internazionali. Carlo Calenda, leader di Azione, ha criticato la centralità mediatica delle vicende interne alla maggioranza, sottolineando come il contesto geopolitico richiederebbe invece maggiore attenzione. In particolare, ha richiamato le recenti dichiarazioni provenienti dagli Stati Uniti sulla guerra in Ucraina e sul ruolo della NATO, invitando tutte le forze politiche a chiarire la propria posizione su scenari di crescente instabilità globale.
Anche dal Partito Democratico arrivano critiche sulle priorità del governo. Arturo Scotto ha definito “emblematica” la scelta dell’esecutivo di concentrarsi sulla legge elettorale invece che su misure urgenti come il salario minimo e il sostegno ai lavoratori. Secondo Scotto, la maggioranza sarebbe più impegnata a garantire la propria tenuta politica che a rispondere alle difficoltà economiche del Paese.

