Cimitero delle Fontanelle di Napoli: storia, leggende e il culto delle anime pezzentelle
di Riccardo Zampieri
Ci sono luoghi che si visitano con gli occhi e altri che si comprendono soltanto lasciandosi guidare dalle storie. Il Cimitero delle Fontanelle, nel cuore del Rione Sanità di Napoli, appartiene senza dubbio alla seconda categoria. Ricavato all’interno di un’antica cava di tufo, questo straordinario ossario custodisce i resti di decine di migliaia di persone, molte delle quali vittime della peste del 1656, delle epidemie di colera e delle numerose tragedie che hanno segnato la storia della città. Il suo nome deriva dalle piccole sorgenti d’acqua, le “fontanelle”, che un tempo caratterizzavano questa zona, ben prima che diventasse un luogo di sepoltura.
Entrando si viene accolti da un silenzio insolito, interrotto soltanto dai passi dei visitatori. Le enormi navate scavate nella roccia ospitano file ordinate di teschi e ossa, disposti con rispetto e cura, in un ambiente che sorprende più per il senso di umanità che per quello di inquietudine. Il fascino delle Fontanelle, però, non risiede soltanto nella sua storia. Per secoli questo luogo è stato il centro del celebre culto delle anime pezzentelle, una tradizione popolare profondamente radicata nella cultura napoletana. Molti fedeli adottavano una “capuzzella”, un cranio anonimo, lo pulivano, lo custodivano e pregavano per quell’anima del Purgatorio nella speranza di ricevere protezione, conforto o una grazia. Un rapporto simbolico tra vivi e morti che la Chiesa guardò con crescente diffidenza fino a vietarne ufficialmente la pratica nella seconda metà del Novecento.
Passeggiando tra le gallerie emergono anche racconti che si tramandano da generazioni. C’è la leggenda di Donna Concetta, conosciuta come “la capa che suda”, il cui teschio lucido sarebbe segno di miracoli e favori concessi ai fedeli; quella del misterioso Capitano, protagonista di racconti popolari che ancora oggi alimentano il folklore locale; oppure il suggestivo Golgota, con le tre croci che richiamano la crocifissione e dominano una piramide di teschi, una delle immagini più iconiche dell’intero complesso. Ma il Cimitero delle Fontanelle racconta anche una Napoli capace di trasformare il dolore in memoria condivisa. Qui convivono storia, religiosità popolare, tradizioni e identità collettiva, in un equilibrio unico che rende questo luogo molto più di un semplice ossario. Negli ultimi anni anche il Rione Sanità ha vissuto una profonda rinascita culturale. Grazie all’impegno della Cooperativa La Paranza, composta da giovani del quartiere, e di numerose realtà locali, siti come il Cimitero delle Fontanelle e le vicine Catacombe sono diventati simboli di riscatto sociale e di turismo responsabile, contribuendo a creare nuove opportunità per il territorio e a valorizzarne uno straordinario patrimonio storico.
Visitare il Cimitero delle Fontanelle significa quindi andare oltre l’idea di un luogo legato alla morte. È un viaggio nella memoria di Napoli, nelle sue credenze più profonde e nella capacità di una comunità di custodire il passato senza smettere di guardare al futuro. Ed è forse proprio questo il motivo per cui, uscendo dalla grande cava di tufo, si porta con sé molto più di qualche fotografia: si esce con la sensazione di aver conosciuto una delle anime più autentiche della città.
Ci sono luoghi che si visitano con gli occhi e altri che si comprendono soltanto lasciandosi guidare dalle storie. Il Cimitero delle Fontanelle, nel cuore del Rione Sanità di Napoli, appartiene senza dubbio alla seconda categoria. Ricavato all’interno di un’antica cava di tufo, questo straordinario ossario custodisce i resti di decine di migliaia di persone, molte delle quali vittime della peste del 1656, delle epidemie di colera e delle numerose tragedie che hanno segnato la storia della città. Il suo nome deriva dalle piccole sorgenti d’acqua, le “fontanelle”, che un tempo caratterizzavano questa zona, ben prima che diventasse un luogo di sepoltura.
Entrando si viene accolti da un silenzio insolito, interrotto soltanto dai passi dei visitatori. Le enormi navate scavate nella roccia ospitano file ordinate di teschi e ossa, disposti con rispetto e cura, in un ambiente che sorprende più per il senso di umanità che per quello di inquietudine. Il fascino delle Fontanelle, però, non risiede soltanto nella sua storia. Per secoli questo luogo è stato il centro del celebre culto delle anime pezzentelle, una tradizione popolare profondamente radicata nella cultura napoletana. Molti fedeli adottavano una “capuzzella”, un cranio anonimo, lo pulivano, lo custodivano e pregavano per quell’anima del Purgatorio nella speranza di ricevere protezione, conforto o una grazia. Un rapporto simbolico tra vivi e morti che la Chiesa guardò con crescente diffidenza fino a vietarne ufficialmente la pratica nella seconda metà del Novecento.
Passeggiando tra le gallerie emergono anche racconti che si tramandano da generazioni. C’è la leggenda di Donna Concetta, conosciuta come “la capa che suda”, il cui teschio lucido sarebbe segno di miracoli e favori concessi ai fedeli; quella del misterioso Capitano, protagonista di racconti popolari che ancora oggi alimentano il folklore locale; oppure il suggestivo Golgota, con le tre croci che richiamano la crocifissione e dominano una piramide di teschi, una delle immagini più iconiche dell’intero complesso. Ma il Cimitero delle Fontanelle racconta anche una Napoli capace di trasformare il dolore in memoria condivisa. Qui convivono storia, religiosità popolare, tradizioni e identità collettiva, in un equilibrio unico che rende questo luogo molto più di un semplice ossario. Negli ultimi anni anche il Rione Sanità ha vissuto una profonda rinascita culturale. Grazie all’impegno della Cooperativa La Paranza, composta da giovani del quartiere, e di numerose realtà locali, siti come il Cimitero delle Fontanelle e le vicine Catacombe sono diventati simboli di riscatto sociale e di turismo responsabile, contribuendo a creare nuove opportunità per il territorio e a valorizzarne uno straordinario patrimonio storico.
Visitare il Cimitero delle Fontanelle significa quindi andare oltre l’idea di un luogo legato alla morte. È un viaggio nella memoria di Napoli, nelle sue credenze più profonde e nella capacità di una comunità di custodire il passato senza smettere di guardare al futuro. Ed è forse proprio questo il motivo per cui, uscendo dalla grande cava di tufo, si porta con sé molto più di qualche fotografia: si esce con la sensazione di aver conosciuto una delle anime più autentiche della città.

