Caso Gratteri, bufera sul referendum Giustizia: dalle frasi sul “Sì” alle verifiche del Csm
Si accende lo scontro politico e istituzionale attorno alle parole del procuratore capo di Napoli, Nicola Gratteri, intervenuto nel dibattito sul referendum sulla Giustizia in programma il 22 e 23 marzo. In un’intervista al Corriere della Calabria, il magistrato ha dichiarato che per il “No” voteranno “le persone perbene”, mentre per il “Sì” si esprimeranno “gli indagati, gli imputati, la massoneria deviata e i centri di potere che non avrebbero vita facile con una giustizia efficiente”.
Parole che hanno immediatamente innescato una forte reazione politica trasversale e aperto un caso istituzionale.
La precisazione di Gratteri
Di fronte alle critiche, Gratteri ha respinto le accuse di aver delegittimato gli elettori del “Sì”. “Non ho mai detto che tutti quelli che voteranno Sì appartengono a centri di potere o alla malavita. I miei interventi non possono essere parcellizzati”, ha spiegato, sostenendo che il suo ragionamento fosse riferito a chi non vuole controlli da parte della magistratura.
Intervenuto a Piazza Pulita su LA7, il procuratore ha ribadito di non temere attacchi né eventuali conseguenze disciplinari: “Io il senso della paura l’ho superato 35 anni fa”. Ha rivendicato la propria storia professionale nella lotta alla ’ndrangheta e difeso la coerenza delle sue posizioni.
Il caso al Csm
La vicenda è approdata al Consiglio Superiore della Magistratura (Csm). Il consigliere laico Enrico Aimi ha annunciato la proposta di apertura di una pratica per valutare se le dichiarazioni possano incidere sulla valutazione di professionalità del magistrato, con particolare riferimento al requisito dell’equilibrio e alla tutela del prestigio dell’ordine giudiziario. Contestualmente, sarà interessato anche il Procuratore Generale presso la Corte di Cassazione per eventuali profili disciplinari.
Secondo Aimi, attribuire una qualificazione morale ai cittadini in base al voto sarebbe “di gravità istituzionale rilevante” e incompatibile con i principi di imparzialità e terzietà che devono caratterizzare un magistrato.
Le reazioni del governo
Dal governo sono arrivate critiche nette. Il ministro della Giustizia Carlo Nordio si è detto “sconcertato” e ha evocato la possibilità di test psico-attitudinali anche a fine carriera per i magistrati.
Il vicepremier Matteo Salvini ha annunciato: “Io lo denuncio. E voterò Sì”, definendo le parole di Gratteri un attacco alla libertà di scelta. Anche Antonio Tajani ha criticato il procuratore, sottolineando che “uno può essere massone, non è un reato essere massone” e ribadendo la propria intenzione di votare Sì.
Più sfumata la posizione del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, che ha riconosciuto la storia professionale di Gratteri nella lotta alla criminalità organizzata ma ha ammesso che “forse questa espressione non gli è venuta molto bene”. Critiche anche dalla ministra per le Riforme Elisabetta Casellati e dal ministro della Difesa Guido Crosetto, che ha definito il collega magistrato “indifendibile” in questa occasione.
Critiche anche dal fronte del No
Le distanze son o state prese anche da Giovanni Bachelet, presidente del Comitato società civile per il No, che ha definito le dichiarazioni “offensive per gli elettori” e potenzialmente controproducenti per il fronte contrario alla riforma.
Inoltre, 51 magistrati di diversi tribunali e procure hanno firmato un comunicato critico nei confronti del procuratore di Napoli, scusandosi con i cittadini che si fossero sentiti oltraggiati e ribadendo i principi di equilibrio e rispetto del voto popolare.
Uno scontro che pesa sulla campagna referendaria
Il caso Gratteri rischia ora di diventare uno dei temi centrali della campagna referendaria sulla riforma della magistratura. Al di là delle intenzioni dichiarate dal procuratore, il nodo politico e istituzionale resta aperto: fino a che punto un magistrato in servizio può intervenire nel dibattito pubblico su una consultazione popolare senza mettere in discussione l’immagine di imparzialità della funzione?
Parole che hanno immediatamente innescato una forte reazione politica trasversale e aperto un caso istituzionale.
La precisazione di Gratteri
Di fronte alle critiche, Gratteri ha respinto le accuse di aver delegittimato gli elettori del “Sì”. “Non ho mai detto che tutti quelli che voteranno Sì appartengono a centri di potere o alla malavita. I miei interventi non possono essere parcellizzati”, ha spiegato, sostenendo che il suo ragionamento fosse riferito a chi non vuole controlli da parte della magistratura.
Intervenuto a Piazza Pulita su LA7, il procuratore ha ribadito di non temere attacchi né eventuali conseguenze disciplinari: “Io il senso della paura l’ho superato 35 anni fa”. Ha rivendicato la propria storia professionale nella lotta alla ’ndrangheta e difeso la coerenza delle sue posizioni.
Il caso al Csm
La vicenda è approdata al Consiglio Superiore della Magistratura (Csm). Il consigliere laico Enrico Aimi ha annunciato la proposta di apertura di una pratica per valutare se le dichiarazioni possano incidere sulla valutazione di professionalità del magistrato, con particolare riferimento al requisito dell’equilibrio e alla tutela del prestigio dell’ordine giudiziario. Contestualmente, sarà interessato anche il Procuratore Generale presso la Corte di Cassazione per eventuali profili disciplinari.
Secondo Aimi, attribuire una qualificazione morale ai cittadini in base al voto sarebbe “di gravità istituzionale rilevante” e incompatibile con i principi di imparzialità e terzietà che devono caratterizzare un magistrato.
Le reazioni del governo
Dal governo sono arrivate critiche nette. Il ministro della Giustizia Carlo Nordio si è detto “sconcertato” e ha evocato la possibilità di test psico-attitudinali anche a fine carriera per i magistrati.
Il vicepremier Matteo Salvini ha annunciato: “Io lo denuncio. E voterò Sì”, definendo le parole di Gratteri un attacco alla libertà di scelta. Anche Antonio Tajani ha criticato il procuratore, sottolineando che “uno può essere massone, non è un reato essere massone” e ribadendo la propria intenzione di votare Sì.
Più sfumata la posizione del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, che ha riconosciuto la storia professionale di Gratteri nella lotta alla criminalità organizzata ma ha ammesso che “forse questa espressione non gli è venuta molto bene”. Critiche anche dalla ministra per le Riforme Elisabetta Casellati e dal ministro della Difesa Guido Crosetto, che ha definito il collega magistrato “indifendibile” in questa occasione.
Critiche anche dal fronte del No
Le distanze son o state prese anche da Giovanni Bachelet, presidente del Comitato società civile per il No, che ha definito le dichiarazioni “offensive per gli elettori” e potenzialmente controproducenti per il fronte contrario alla riforma.
Inoltre, 51 magistrati di diversi tribunali e procure hanno firmato un comunicato critico nei confronti del procuratore di Napoli, scusandosi con i cittadini che si fossero sentiti oltraggiati e ribadendo i principi di equilibrio e rispetto del voto popolare.
Uno scontro che pesa sulla campagna referendaria
Il caso Gratteri rischia ora di diventare uno dei temi centrali della campagna referendaria sulla riforma della magistratura. Al di là delle intenzioni dichiarate dal procuratore, il nodo politico e istituzionale resta aperto: fino a che punto un magistrato in servizio può intervenire nel dibattito pubblico su una consultazione popolare senza mettere in discussione l’immagine di imparzialità della funzione?

