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Cadono le ultime certezze dei lavoratori

NAPOLI (di Attilio Iannuzzo) – Questo governo ha un unico merito, quello di aver unito finalmente i sindacati. Ce la stanno mettendo veramente tutta per rovinare un paese. Un governo in linea con quello precedente. Anche Berlusconi aveva messo in discussione l’art. 18 nell’ormai lontano duemila, ma i sindacati, i cittadini tutti si fecero avanti. Quel grido c’è oggi, tra i lavoratori, tra i cittadini, tra le persone perbene. La Camusso ha chiarito che l’art. 18 “è una norma di civiltà che dice che nessun  datore di lavoro può licenziare qualcuno perché gli sta antipatico, perché non ha opinioni, perché è iscritto a un sindacato o fa politica”. Il ministro Fornero lo ritiene “un linguaggio del passato”. I diritti dunque sono un linguaggio del passato. Tutti  uniti con i sindacati sul no all’attacco ai diritti: l’articolo 18 è un punto della civiltà del nostro Paese e se il governo dovesse mettere in campo una riforma regressiva, la risposta non potrebbe che essere durissima. Si tocca la carne viva dei lavoratori. E’ inconcepibile che sparisca dalla discussione l’intervento per far emergere il lavoro nero e irregolare, non ne parla più nessuno ed è un fenomeno che riguarda oltre tre milioni di persone. L’art. 18 era l’ossessione del precedente ministro del Lavoro che ha impedito qualsiasi vera riforma, si pensi alle assunzioni e non ai licenziamenti.

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