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Boom dei grillini, crolla il pdl

Tosi - Orlando

ROMA – Il successo di Beppe Grillo e dell’ astensionismo (ormai prossimo al 35 per cento dell’elettorato) lascia sul terreno feriti e contusi. Tra i primi innanzitutto il Pdl, la Lega e il terzo polo, tra i secondi il governo (la cui base parlamentare vacilla) e il Pd che limita i danni ma non sa bene come gestire il crescente voto di protesta. Massimo D’Alema insiste nell’idea di una coalizione tra progressisti e moderati con l’aggiunta dell’Italia dei valori. Peccato che Antonio Di Pietro chieda ai democratici esattamente l’opposto, di lasciar perdere i centristi. Nichi Vendola sottolinea che il centrosinistra non sembra piu’ essere percepito come alternativa di governo. Lo dimostra il caso Palermo, il laboratorio politico per eccellenza, dove Leoluca Orlando ha bissato il successo anomalo di Luigi De Magistris a Napoli, in aperta rotta di collisione con la linea di Pierluigi Bersani. Ma sarebbe un errore circoscrivere l’attenzione al test delle amministrative in una giornata che ha visto riaffacciarsi sullo scenario italiano lo spettro delle Brigate rosse e su quello continentale registra l’ascesa all’Eliseo di Francois Hollande e un voto di ingovernabilita’ in Grecia. Tutti segnali di una crisi sociale e, si potrebbe dire, psicologica che fa dell’ Europa la prima vittima. Se si pensa che a breve si potrebbero tenere nuove elezioni in Grecia, a causa della drammatica frammentazione del voto interno, che l’Olanda ha lasciato a se stessa la Germania, e che il referendum irlandese potrebbe affondare definitivamente il fiscal compact, si ha il quadro di una situazione assai complessa che, come dice Emma Bonino, puo’ essere risolta solo da una forte azione europolitica. Purtroppo non se ne vedono i presupposti. Il ”premier” europeo Van Rompuy e’ intenzionato a convocare un vertice straordinario prima del Consiglio europeo di giugno e l’aria sembra quella di chiedere ad Angela Merkel una revisione del rigore di bilancio per aiutare un ”nuovo inizio” (come lo ha definito Hollande con una reminiscenza di ”Guerre stellari”). Come ha fatto sapere Mario Monti i risultati elettorali di Francia e Grecia (e a questo punto anche dell’Italia) impongono una riflessione sulla politica economica europea. Il Professore ha il vitale interesse di ricontrattare la politica di bilancio della Ue attraverso eurobond, golden rule e nuovo ruolo della Bce. La sua maggioranza e’ infatti in piena tempesta. Silvio Berlusconi, dopo la debacle elettorale, e’ deciso a trasformare l’esecutivo tecnico in semplice ”governo amico” al quale non si garantisce piu’ il voto sui provvedimenti non condivisi. Urge una sterzata perche’, come avverte Giuliano Ferrara, questi risultati mettono a rischio l’esistenza stessa del Pdl. Qui non si tratta solo di scelte sbagliate dei candidati, come ipotizza Ignazio La Russa, ma di un voto da ”maggioranza silenziosa” che e’ fuggito verso l’astensione, la scheda bianca o la pura e semplice protesta. Sorte che il Pdl condivide in parte con la Lega. Il Carroccio si e’ salvato a Verona solo grazie all’effetto Tosi, il sindaco che – in contrasto con Umberto Bossi – ha rifiutato di rinunciare alle ”sue” liste civiche. Sul resto del territorio ha perso roccaforti storiche, perfino il comune dove ha sede il ”parlamento padano” o quello dove e’ nato il Senatur. Tutto sommato e’ andata meglio delle aspettative, riconosce Manuela Dal Lago: bisognera’ ripartire da Verona, ragiona Roberto Maroni, il che significa implicitamente rinegoziare la candidatura di Bossi alla segreteria. Anche il terzo polo accusa un risultato deludente: Italo Bocchino guarda allo tsunami che ha investito tutta la politica pero’ e’ vero che i centristi di Casini e Fini non sembrano essere riusciti a fare la differenza. Colpa del non aver scelto tra i due poli, argomenta D’Alema. Il voto di protesta ha penalizzato chi sostiene il governo (Cesa). Cosi’ come ha penalizzato il Pd che a Palermo ha incassato uno schiaffo paragonabile a quello di Napoli: Orlando invita Bersani a riflettere sul perche’ meta’ dell’elettorato democratico abbia votato per lui e non per il candidato ufficiale Fabrizio Ferrandelli che aveva vinto le primarie. Uno strumento che ha dimostrato tutti i suoi limiti. Tuttavia i partiti sembrano ancora muoversi in vecchie logiche: il balletto del taglio ai rimborsi elettorali la dice lunga sulle difficolta’ di adeguarsi al cambiamento. Di Pietro sostiene che in Europa e’ in atto un ripensamento globale degli elettori e che serve un governo politico prima che sia troppo tardi: insieme a Vendola, alle liste civiche, ai nuovi soggetti sociali, e naturalmente al Pd. Il governo Monti e’ al centro del mirino. Ma si dovranno fare i conti con il boom dei grillini, movimento incontrollabile ormai in grado di andare al ballottaggio anche in una citta’ importante come Parma.

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