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Cronaca

Bimbi nel bosco di Chieti, ricorso respinto: perché i giudici dicono no al rientro a casa

I tre bambini cresciuti nei boschi di Chieti non torneranno a casa per Natale. I magistrati hanno infatti rigettato il ricorso presentato dai genitori, Nathan Trevallion e Catherine Birmingham, confermando il collocamento dei minori in una casa famiglia. Una decisione motivata dal persistere di gravi criticità che, secondo il Tribunale, non garantirebbero ancora la tutela dei diritti fondamentali dei piccoli.

Alla base del provvedimento resta la valutazione di comportamenti ritenuti “pregiudizievoli” per i minori: mancherebbero, secondo i giudici, adeguate garanzie per l’integrità fisica e psichica, per l’assistenza materiale e morale, per una corretta vita di relazione e per la tutela della loro riservatezza. Elementi che avevano già portato, nei mesi scorsi, all’allontanamento dei bambini dal nucleo familiare e che, allo stato attuale, non sarebbero venuti meno.

Il caso ha suscitato un ampio dibattito pubblico, anche alla luce della disponibilità mostrata recentemente dai genitori a modificare il proprio stile di vita. Tuttavia, come spiega a Fanpage.it l’avvocato Gabriella Di Fresco, esperta in Diritto di Famiglia, questa apertura non è stata ritenuta sufficiente dai magistrati per disporre un immediato rientro a casa.

«Ritengo che l’apertura mostrata dai genitori sia stata senz’altro valutata positivamente – chiarisce Di Fresco – ma sarà necessario verificarne la tenuta nel tempo. L’allontanamento dei minori è stato l’esito di un procedimento complesso, preceduto da un’osservazione e da un monitoraggio durati mesi, nel corso dei quali si è preso atto dell’inefficacia delle soluzioni precedentemente proposte, anche a causa del rifiuto dei genitori di rispettare le prescrizioni imposte dal Tribunale per i Minorenni».

Per le festività natalizie, dunque, i bambini resteranno nella struttura protetta. Non è escluso, però, che possa essere autorizzato un contatto con il padre. «Non siamo in presenza di una pronuncia di decadenza dalla responsabilità genitoriale – sottolinea l’avvocato –. I difensori del papà potrebbero presentare un’istanza al Tribunale per ottenere il diritto di visita durante il periodo natalizio. È una possibilità concreta, compatibilmente con le valutazioni dell’autorità giudiziaria».

Più incerta, invece, la prospettiva di un rientro a casa nel breve periodo. Secondo l’esperta, il soggiorno dei minori in casa famiglia potrebbe protrarsi anche oltre le feste. «I bambini resteranno in comunità fino a quando il Tribunale per i Minorenni non avrà accertato che la situazione di pregiudizio che ha giustificato l’allontanamento sia effettivamente cessata. L’atteggiamento collaborativo dei genitori è un elemento positivo, ma non sufficiente da solo».

Il percorso, spiegano gli addetti ai lavori, richiederà verifiche approfondite e puntuali sull’intero contesto familiare, per accertare che esistano condizioni stabili e durature per garantire il benessere dei minori. Solo allora potrà essere valutata l’ipotesi di un ricongiungimento.

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