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Bhatti, un martire cristiano nel Pakistan dei diritti negati

di Attilio Iannuzzo – Il Mattino

Shahbaz Bhatti, l'ex ministro pakistano assassinato

NAPOLI – Il ricordo di un uomo politico, di un cristiano, ma soprattutto di un martire. La storia Shahbaz Bhatti, ministro delle minoranze in Pakistan, ucciso il 2 marzo 2011, è raccolta nel libro di Roberto Zuccolini e Roberto Pietrolucci, nel quale si dà evidenza della straordinaria eredità spirituale che Shahbaz ha lasciato. Gli autori di questa biografia raccontano di lui, un uomo limpido, semplice, innamorato del suo paese e sostenitore dei diritti dei più deboli. Pronto al dialogo, quello costruttivo, ed amico della comunità di Sant’Egidio che ha sempre sostenuto le sue battaglie politiche in Pakistan. “Sono numerosi i martiri nel mondo, – ha detto il cardinale Crescenzio Sepe – Shahbaz Bhatti è uno di questi; è importante raccogliere testimonianze in quanto sono di esempio per l’umanità e rappresentano una realtà costitutiva della nostra chiesa. Shahbaz – ha aggiunto Sepe – era un tecnico della pace e dei diritti, usava la politica per dare agli altri, mai dunque per benefici personali, ed è morto per questo”. La lotta di Shahbaz Bhatti inizia in adolescenza: “Lo Stato Pakistano aveva grossi pregiudizi nei confronti dei cristiani – racconta Paul Bhatti, il fratello di Shahbaz – addirittura Lo Stato emetteva carte d’identità differenti per cattolici e musulmani; mio fratello aveva sedici anni quando con uno sciopero della fame riuscì ad ottenere che tutti i pakistani avessero tessere di riconoscimento uguali”. Paul ricorda le battaglie di Shahbaz vissute da uomo politico, ma soprattutto i dialoghi di un fratello: “Una lotta durata una vita intera  – dice Paul – per creare le condizioni di uguaglianza; il suo obiettivo principale era ottenere una piena integrazione e cercare di assicurare i diritti negati alle minoranze religiose, il 5% del paese presente in Pakistan”. Ma le battaglie più importanti furono: l’ottenimento del momento della preghiera per i carcerati cristiani, le feste per le minoranze religiose, la introduzione di linee telefoniche per denunciare gli abusi. “Non dimenticherò mai  – racconta Paul – le sue ultime parole al telefono durante la mia permanenza in Italia in cui mi chiedeva di tornare in Pakistan: Torna che il vero paradiso è qui, mi diceva; oggi mi resta di lui una grande eredità spirituale di cui farò tesoro”.

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