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Attentato Boston, a rischio la riforma sull’immigrazione

NEW YORK – L’attentato di Boston rischia di mettere in pericolo uno dei punti più importanti dell’agenda politica del presidente degli Stati Uniti, Barack Obama: la riforma dell’immigrazione. Lo riporta il sito specializzato in informazione parlamentare di Washington, The Hill. Dopo l’accordo tra i membri della ‘Gang of Eight’, quattro senatori repubblicani e quattro democratici, la riforma dovrà essere discussa in Congresso; ora i critici, quelli che si oppongono a un’ampia riforma in nome della sicurezza nazionale, sembrano potersi aggrappare all’origine cecena dei due presunti attentatori per far naufragare la riforma dell’immigrazione, dopo quella sulle armi.

Il senatore Rand Paul, uno degli astri nascenti del Grand Old Party, ha invitato la commissione per la sicurezza interna del Senato a organizzare delle audizioni sull’immigrazione. “Non dovremmo procedere finché non scopriremo le falle del nostro sistema sull’immigrazione” ha scritto in una lettera al leader della maggioranza in Senato, il democratico Harry Reid.”Perché l’attuale sistema ha permesso – ha scritto Paul – a due persone di immigrare negli Stati Uniti dalla repubblica cecena, un’area della Russia conosciuta come focolaio dell’estremismo islamico?”. Secondo Paul, il Congresso dovrebbe adottare un programma simile al National Security Entry-Exit Registration System, creato dopo gli attentati dell’11 settembre 2001 per registrare i cittadini provenienti da Paesi considerati pericolosi, come Iran, Iraq, Sudan, Libia e Siria, poi sospeso dal segretario per la Sicurezza interna, Janet Napolitano, nel 2011.

Attentato Boston
Attentato a Boston

Paul ha poi suggerito di migliorare il sistema di controllo per la concessione dei visti e di sospendere quelli per gli studenti provenienti dai Paesi dove è attivo il terrorismo islamico. Preoccupato per la sicurezza nazionale si è mostrato anche il senatore Marco Rubio, uno dei quattro repubblicani della ‘Gang of Eight’: “Non sono d’accordo con coloro che dicono che l’attacco terroristico di Boston non ha nulla a che fare con il dibattito sull’immigrazione. Se ci sono falle nel nostro sistema, come mostrato dall’attacco di Boston, qualsiasi riforma dell’immigrazione dovrà tamponarle”. Dzhokhar Tsarnaev, il ragazzo di 19 anni gravemente ferito, considerato insieme al fratello il responsabile dell’attentato, è cittadino statunitense dall’11 settembre 2012. Tamerlan, 26 anni, morto venerdì mattina, aveva invece una ‘green card’, il permesso di residenza a tempo illimitato; con i genitori, erano arrivati negli Stati Uniti un decennio fa, come rifugiati politici. La riforma dell’immigrazione dovrebbe permettere nei prossimi anni a 11 milioni di persone di ottenere la cittadinanza o un visto permanente per vivere e lavorare legalmente negli Stati Uniti

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