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Capitan America eroe del Sogno a stelle e strisce

Chris Evans è Capitan America nel film diretto da Joe Johnston

(di Stefano Priarone) – L’ America ha perso la sua innocenza nella guerra del Vietnam. È quasi un luogo comune:in realtà gli States di prima erano tutt’altro che innocenti, nordisti e sudisti si erano allegramente massacrati un secolo addietro nella Guerra di Secessione e nella linda America anni Cinquanta dove negli autobus c’erano ancora scompartimenti separati per bianchi e neri, un presidente come Obama sarebbe stato impensabile. Tuttavia, il simbolo dell’America innocente delle guerre giuste, orgogliosa del suo essere «terra di libertà», è senz’altro l’eroe fumettistico Capitan America.

Viene creato nel 1941, in piena Seconda guerra mondiale, da Joe Simon e Jack Kirby per lottare contro i nazisti e diventa presto una autentica icona americana. Steve Rogers è riformato alla leva, ma il suo desiderio di difendere la libertà contro Hitler è così forte da portarlo a sottoporsi al siero del super soldato del Professor Erskine che lo rende forte e muscoloso. Indossa un costume con i colori della bandiera americana e armato solo di uno scudo combatte assieme al fido Bucky i nazisti, in primis il Teschio Rosso, luogotenente di Hitler.

Caduto nel dimenticatoio per anni, nel 1964 Stan Lee, in coppia con il suo creatore Jack Kirby, lo introduce nell’universo Marvel moderno (nato nel 1961 con i Fantastici Quattro sempre di Lee & Kirby): viene ritrovato dal supergruppo dei Vendicatori ibernato nel ghiaccio dove si trovava dalla fine della Seconda guerra mondiale. Scopriamo anche che il suo giovane partner Bucky è morto, ucciso dal nazista Barone Zemo. Nei successivi cinquant’anni rappresenta, più che gli States, il Sogno Americano: dopo il Watergate arriva per qualche tempo a cambiare nome e costume per protesta contro il governo. Ma il personaggio rimane nell’immaginario americano: «Sono Capitan America, baby», dice l’americano Zed (Eric Stoltz) alla francese Zoe (Julie Delpy) nel noir tarantiniano Killing Zoe di Roger Avary. Tutti i media riportano la sua morte nel 2007, nonostante la morte nel fumetto supereroistico americano sia un artificio narrativo come tanti.

Ora tocca al film Capitan America – Il primo Vendicatore , che esce oggi in tutto il mondo, diretto da Joe Johnston e interpretato da Chris Evans. Come già Iron Man eThor , ai quali è collegato (in tutti ad esempio vi appare Samuel L. Jackson nel ruolo del capo del controspionaggio Usa Nick Fury) è prodotto direttamente dalla Marvel, c’è un cameo dell’intramontabile Stan Lee, e nel finale Steve Rogers, come nei fumetti, viene ritrovato ibernato nel ghiaccio e risvegliato. Pronto a unirsi a Thor, Iron Man e Hulk nel supergruppo dei Vendicatori (in originale Avengers), al quale sarà dedicato il film Marvel del prossimo anno, diretto dal creatore della serie tv Buffy The Vampire,Slayer Joss Whedon. Nei film prodotti dalla Marvel la cura verso la fonte originaria è notevole: ci sono Bucky (Sebastian Stan), il Teschio Rosso (Hugo Weaving), altri supercriminali come Arnim Zola (Toby Jones), mentre Dominic Cooper è Howard Stark, futuro padre del famoso Tony alias Iron Man.

Sembrano passati ben più di vent’anni dal precedente film di Capitan America, un penoso B-movie del 1990 diretto da Albert Puyn con protagonista Matt Salinger, dove l’unico motivo di interesse è la presenza di una giovanissima Francesca Neri nel ruolo di Valentina, la figlia del Teschio Rosso.

Però nel frattempo è molto cambiata anche l’immagine dell’America: dopo le guerre in Afghanistan e Iraq il nome «America» in molti Paesi non piace e così la Paramount Pictures e i Marvel Studios, che distribuisconoe producono il film, hanno preferito lasciare ai corrispondenti locali la scelta sul titolo preferito.E infatti alcuni Stati (come la Russia, la Corea del Sud e l’Ucraina) lo presentano con il titolo «Il primo Vendicatore», omettendo il nome del Capitano. Peccato, perché Capitan America, non è il tanto simbolo degli States, quanto l’emblema della libertà. E chi non ama Capitan America spesso ama poco anche la libertà. (La Stampa)

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