Un duro colpo al clan Mallardo, arrestato il boss
NAPOLI (di Cristina Cipriani) – Le operazioni di polizia giudiziaria, coordinate dalla Direzione Distrettuale della Procura della Repubblica di Napoli e dai G.I.C.O. della Guardia di Finanza di Roma e Napoli, chiamate con lo pseudonimo di operazione «Sfregio» e «Caffè Macchiato», hanno portato all’arresto del boss del clan camorristico Mallardo, Mallardo Feliciano, ma anche alla messa in luce, grazie alle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, di tutte le loro attività illecite.
Fortemente presente nell’area di Giugliano in Campania e nella Provincia del Lazio, il clan Mallardo è stato messo sotto indagine dai G.I.C.O. della Guardia di Finanza di Roma e Napoli, per trovare prove che potessero accusarli di aver commesso reati di associazione a delinquere di stampo mafioso, concorso esterno in associazione per delinquere di stampo mafioso, estorsione, violenza privata, intestazione fittizia di beni ed esercizio abusivo di attività finanziaria. Infatti, l’operazione «Caffè Macchiato» di competenza della Guardia di Finanza di Roma aveva l’obiettivo si smascherare le attività illecite nella distribuzione del Caffè Seddio da parte di D’Alterio Giuseppe, detto “Pinuccio” (nipote di Mallardo Feliciano). Tuttavia, la reale svolta nelle indagini c’è stata con l’operazione «Sfregio», coordinata dal Nucleo P.T. – G.I.C.O. del Comando Provinciale Guardia di Finanza di Napoli, che, coinvolgendo soggetti molto vicini al boss, Mallardo Feliciano, e riuscendo a installare dei sistemi di ricezione per l’intercettazioni ambientali in un bunker all’interno della compagnia di assicurazione della famiglia Mallardo (collegata direttamente alla sua abitazione), ha scoperto che il clan oltre ad occuparsi di pagamenti di tangenti estorsive e di acquisti d’ armi, gestiva anche l’ “affare caffè”. Quest’affare prevedeva l’obbligo per diversi imprenditori della Campania e della Provincia di Roma a utilizzare nelle proprie imprese esclusivamente Caffè Seddio.
È evidente che il potere del clan Mallardo negli anni sia cresciuto anche grazie all’aiuto di altri gruppi malavitosi e questo è riscontrabile dalle testimonianze di collaboratori di giustizia che ha portato la Procura della Repubblica di Napoli ad affermare che le attività del clan mallardo comprendono l’istituzione di un’impresa edile lecita, in cui inserire soggetti esperti e fidati per organizzare speculazioni edilizie. Ma è soprattutto, associandosi con il clan “dei Casalesi”, che danno vita a un grosso complesso edilizio in Capena alle porte di Roma e distribuiscono Caffè Seddio, firmando un accordo che prevedeva, in cambio di una tangente da pagare al gruppo “Setola”, l’espansione dei loro interessi illeciti nelle aree di controllo “dei Casalesi”e il trasferimento dello stabilimento industriale Seddio da Giugliano a Castelvolturno.
Tuttavia, il clan Mallardo gestiva anche agenzie di scommesse sportive tramite Lombardi Domenico e il commercio di prodotti medicali e parafarmaceutici, tramite la ditta S & M rappresentanze di Popovie Simona, la sas Emmefarma di Popovie Sabrina & C e la srl Farmaeffe.
Le motivazioni che hanno spinto gli inquirenti a ritenere che queste siano imprese siano illegali e camorristiche risiedono nella scoperta che gli indagati, dichiara la Direzione Distrettuale Antimafia, «diventassero essi stessi imprenditori “in occulta società” con soggetti produttivi radicati sul territorio di interesse e impegnavano in queste attività apparentemente lecite proventi derivanti dalle iniziative del clan camorristico e, quindi, derivanti anche dalla esecuzione di estorsioni». Il tutto nascosto attraverso l’utilizzo di “cambi di assegni” intestati a persone estranei ai fatti.
Due operazioni che hanno consentito non solo l’arresto dei malavitosi, ma anche il sequestro di circa 900 immobili, 23 aziende commerciali (a Giugliano e in Provincia di Roma), circa 200 rapporti bancari e numerose auto e moto di lusso, per un valore complessivo stimato in colte 600 milioni di euro.
