Guerra a Gheddafi, strategica Bagnoli

NAPOLI (di Francesco Parrella e Carlo Tarallo) – «L’Italia si candida a guidare le operazioni militari» contro la Libia. Così il ministro degli Esteri Franco Frattini in una intervista al Messaggero, che spiega di aver chiesto agli alleati che partecipano alla «coalizione di volonterosi», Francia, Stati Uniti e Gran Bretagna, «che la base di coordinamento sia spostata da Stoccarda a Napoli-Capodichino». «Senza l’Italia – aggiunge Frattini – questa operazione non si potrebbe svolgere e questo ruolo ci deve essere riconosciuto, tanto più che il comandante militare della Nato è l’ammiraglio Di Paola». La richiesta verrà avanzata ufficialmente oggi a Parigi dal Ministro della Difesa Ignazio La Russa. «Proprio perchè siamo vicini alla Libia – conferma il titolare della Difesa – il nostro ruolo non può essere quello degli affittacamere, di quello che offre le basi e consegna le chiavi di casa: il nostro ruolo deve essere propositivo, moderato ma determinante». E il precipitare della crisi ha già portato alla massima allerta i comandi Nato di Napoli. I centri operativi partonenopei dell’Alleanza Atlantica sono pronti a far scattare l’eventuale fase operativa delle unità, sia di mare che di aria, operanti rispettivamente sotto il Joint Force Command di Bagnoli e l’Allied Maritime Command di Nisida. Il ruolo giocato dal Jfc di Bagnoli sarà di primo piano, poiché il centro congiunto partenopeo, guidato dall’Ammiraglio americano Samuel J. Locklear che è anche il comandante della forze navali Usa in Europa e Africa, è considerato altamente strategico dai vertici militari alleati. Il centro di Napoli rappresenta attualmente il vertice nella catena gerarchica di numerose operazioni: essendo un centro di comando congiunto ha sotto la propria responsabilità i rispettivi centri operativi e di coordinamento di terra, aria e mare dell’Europa meridionale, ovvero quelli che dovrebbero essere direttamente chiamati in causa nel caso in cui si dovesse garantire la no-fly zone e nell’eventuale acuirsi della crisi libica.
BERLUSCONI – Anche il premier Berlusconi, secondo quanto ha dichiarato nelle ultime ore, si è detto favorevole all’ipotesi che l’Italia coordini le eventuali azioni militari che potrebbero seguire contro il Raìs di Tripoli, (decisivo il summit in programma oggi a Parigi tra Ue, Unione Africana, Lega Araba e Stati Uniti), da Napoli. Ipotesi, che dovrebbe essere tuttavia accettata da Francia e Gran Bretagna, Paesi che hanno assunto un ruolo guida nel chiedere al Consiglio di Sicurezza dell’Onu l’imposizione della no fly zone sui cieli libici, che dovrebbero poi affidare all’Italia il ruolo di coordinamento di eventuali attacchi militari.
CIRIELLI – Intanto il presidente della commissione Difesa del Senato, il presidente della Provincia di Salerno Edmondo Cirielli, ha dichiarato che «se Onu e Nato ci diranno che strategicamente serve Capodichino, Capodichino sarà». Il sindaco della città, Rosa Russo Iervolino e il governatore campano, Stefano Caldoro, attendono invece l’evolversi della situazione. (Repubblica)
