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Iran, tensione in Medio Oriente: Teheran tratta con l’Oman sulle tariffe di Hormuz

Proseguono i negoziati indiretti tra Stati Uniti e Iran mentre il conflitto regionale continua a mantenere alta la tensione in Medio Oriente. Secondo indiscrezioni riportate dal New York Times, Teheran starebbe discutendo con l’Oman un possibile nuovo sistema di tariffe legato al transito nello Stretto di Hormuz, snodo strategico da cui passa una quota rilevante del petrolio mondiale. La mossa viene interpretata dagli osservatori come un tentativo iraniano di rafforzare il controllo economico e geopolitico sull’area nel pieno della crisi con Washington e Israele.

I colloqui diplomatici, mediati dal Pakistan, non si sono interrotti nemmeno nelle ultime ore. Tuttavia, il clima resta estremamente fragile. Il presidente americano Donald Trump avrebbe avuto un nuovo colloquio telefonico con il premier israeliano Benjamin Netanyahu, ribadendo una linea dura verso Teheran. “Il tempo stringe, si dia una mossa o non resterà nulla”, sarebbe stato il messaggio inviato alla leadership iraniana, secondo fonti vicine all’amministrazione statunitense.

Nel frattempo, sul terreno continuano le operazioni militari. L’esercito israeliano ha annunciato di aver colpito e ucciso due uomini armati nel sud del Libano nel corso di un’operazione mirata. Un successivo raid aereo contro un centro sanitario nella stessa area avrebbe provocato la morte di quattro persone, alimentando nuove polemiche internazionali sulle conseguenze umanitarie delle operazioni militari nella regione.

L’instabilità geopolitica sta producendo effetti anche sull’economia globale. I mercati asiatici hanno chiuso in rialzo nell’ultima seduta della settimana, sostenuti dal recupero del settore tecnologico e dai risultati positivi di Nvidia. Tokyo ha registrato un forte progresso, con il Nikkei in crescita di oltre il 2,5%, mentre anche le Borse cinesi e Hong Kong hanno terminato la giornata in territorio positivo. Gli investitori, tuttavia, restano prudenti a causa dell’incertezza sui negoziati tra Stati Uniti e Iran e del rischio di un allargamento del conflitto.

Sul fronte economico, la guerra continua a incidere sui prezzi internazionali dell’energia e sull’inflazione. L’aumento del costo delle materie prime sta facendo crescere anche il cosiddetto “carrello della spesa”, con nuove pressioni sui consumatori in Europa e negli Stati Uniti.

A preoccupare Washington sono anche le perdite militari subite nel confronto con Teheran. Secondo Bloomberg, rilanciata dalla Tass, gli Stati Uniti avrebbero perso quasi il 20% della loro flotta di droni MQ-9 Reaper durante le operazioni contro l’Iran. Oltre due dozzine di velivoli sarebbero stati distrutti o resi inutilizzabili, per un danno stimato vicino al miliardo di dollari. I droni Reaper rappresentano uno degli strumenti principali dell’apparato militare americano grazie alla loro capacità di sorveglianza avanzata e all’impiego di missili Hellfire e bombe guidate JDAM.

Sul piano politico, il segretario generale della NATO, Mark Rutte, ha accolto favorevolmente l’annuncio di Trump relativo al rafforzamento della presenza militare americana in Polonia con l’invio di 5.000 soldati aggiuntivi. “Ora i nostri comandanti studieranno i dettagli”, ha dichiarato a margine della ministeriale Esteri dell’Alleanza.

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