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Guerra in Iran, escalation regionale: Houthi attaccano Israele, raid USA-Israele vicino allo stretto di Hormuz

La crisi in Medio Oriente entra in una fase sempre più critica. A un mese dall’inizio del conflitto tra Iran e l’asse Stati Uniti-Israele, la guerra si allarga e coinvolge nuovi attori, mentre crescono i timori di un’escalation su scala regionale.

Nella giornata di oggi, 29 marzo, si registrano sviluppi significativi su più fronti. In Iran, un raid congiunto attribuito a forze statunitensi e israeliane ha colpito la città portuale di Bandar Pol, situata in una posizione strategica nei pressi dello stretto di Hormuz, uno dei passaggi marittimi più importanti al mondo per il traffico di petrolio. Il bilancio provvisorio parla di cinque morti e quattro feriti. L’attacco rappresenta un ulteriore segnale dell’intensificazione delle operazioni militari mirate a colpire infrastrutture chiave iraniane.

Parallelamente, il conflitto si estende anche ad altri scenari. Nel sud del Libano, un raid aereo israeliano ha distrutto un’abitazione nella città di Abba, causando la morte di due persone. L’episodio si inserisce in un contesto di tensioni crescenti lungo il confine tra Israele e Libano, dove si teme un coinvolgimento più diretto di gruppi armati locali.

A rendere ancora più instabile la situazione è l’ingresso attivo degli Houthi nel conflitto. Il movimento yemenita, sostenuto da Teheran, ha rivendicato per la prima volta un attacco diretto contro obiettivi militari israeliani, segnando un ampliamento significativo del teatro di guerra. Non solo: gli Houthi hanno minacciato la chiusura dello stretto di Bab el-Mandab, altro snodo cruciale per il commercio globale, attraverso il quale transita una parte rilevante delle rotte marittime tra Europa e Asia.

Sul piano strategico, fonti statunitensi indicano che il Pentagono starebbe valutando scenari di ulteriore escalation. Secondo indiscrezioni, sarebbero in corso preparativi per un’eventuale operazione di terra in Iran, nel caso in cui la leadership politica decidesse di intensificare il conflitto. Tra le opzioni allo studio figurano incursioni condotte da forze speciali e unità di fanteria.

Nel frattempo, si muove anche la diplomazia. A Islamabad si tiene oggi un primo incontro trilaterale tra mediatori internazionali nel tentativo di avviare un dialogo e fermare le ostilità. Tuttavia, al momento le prospettive di una de-escalation appaiono fragili, mentre sul terreno continuano bombardamenti e operazioni militari.

Il quadro complessivo è quello di una crisi in rapido deterioramento, con il rischio concreto che il conflitto tra Iran, Stati Uniti e Israele possa trasformarsi in una guerra regionale su vasta scala, con pesanti conseguenze per la sicurezza internazionale e per l’economia globale.

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