Crisi nel governo: pressing su Santanchè dopo Delmastro e Bartolozzi, depositata mozione di sfiducia
Si intensifica la tensione all’interno dell’esecutivo guidato da Giorgia Meloni, alle prese con una nuova fase di instabilità politica dopo le dimissioni di Andrea Delmastro e Giusi Bartolozzi. Al centro della bufera ora c’è la ministra del Turismo, Daniela Santanchè, su cui cresce il pressing politico per un passo indietro.
La presa di posizione della premier
A innescare un vero e proprio terremoto politico è stata la nota diffusa dalla presidente del Consiglio, nella quale Meloni ha “auspicato” che anche Santanchè mostri lo stesso senso di responsabilità istituzionale dimostrato dagli altri esponenti dimissionari. Una presa di posizione netta, considerata senza precedenti recenti nella storia politica italiana: difficilmente, infatti, un capo del governo arriva a sollecitare pubblicamente le dimissioni di un proprio ministro. L’unico caso paragonabile risale al 1995, quando l’allora Guardasigilli Filippo Mancuso lasciò l’incarico dopo una mozione di sfiducia votata anche dalla maggioranza.
La mossa delle opposizioni
Nel frattempo, le forze di opposizione hanno compattato le proprie posizioni, annunciando il deposito alla Camera di una mozione di sfiducia individuale contro Santanchè. La richiesta è quella di calendarizzare il prima possibile il voto parlamentare, trasformando la vicenda in un passaggio politico cruciale per la tenuta del governo. La ministra, al momento, non sembra intenzionata a dimettersi spontaneamente. Tuttavia, il voto in Parlamento potrebbe rappresentare uno snodo decisivo: in caso di approvazione della mozione, la sua permanenza al governo diventerebbe difficilmente sostenibile.
Una crisi che si allarga
La pressione su Santanchè si inserisce in un quadro più ampio di difficoltà per l’esecutivo. Dopo lo scandalo che ha coinvolto Gennaro Sangiuliano e le dimissioni di Raffaele Fitto (oggi a Bruxelles), un’eventuale uscita di scena della ministra del Turismo segnerebbe il terzo cambio significativo nella squadra di governo. Uno scenario che potrebbe obbligare Meloni a un nuovo passaggio parlamentare, con possibili ripercussioni sugli equilibri della maggioranza.
Strategia e rischi per Palazzo Chigi
Secondo osservatori politici, la linea della premier appare orientata a “tagliare i rami secchi” per contenere l’offensiva delle opposizioni e preservare la credibilità dell’esecutivo, soprattutto dopo i risultati del recente referendum sulla giustizia.
La presa di posizione della premier
A innescare un vero e proprio terremoto politico è stata la nota diffusa dalla presidente del Consiglio, nella quale Meloni ha “auspicato” che anche Santanchè mostri lo stesso senso di responsabilità istituzionale dimostrato dagli altri esponenti dimissionari. Una presa di posizione netta, considerata senza precedenti recenti nella storia politica italiana: difficilmente, infatti, un capo del governo arriva a sollecitare pubblicamente le dimissioni di un proprio ministro. L’unico caso paragonabile risale al 1995, quando l’allora Guardasigilli Filippo Mancuso lasciò l’incarico dopo una mozione di sfiducia votata anche dalla maggioranza.
La mossa delle opposizioni
Nel frattempo, le forze di opposizione hanno compattato le proprie posizioni, annunciando il deposito alla Camera di una mozione di sfiducia individuale contro Santanchè. La richiesta è quella di calendarizzare il prima possibile il voto parlamentare, trasformando la vicenda in un passaggio politico cruciale per la tenuta del governo. La ministra, al momento, non sembra intenzionata a dimettersi spontaneamente. Tuttavia, il voto in Parlamento potrebbe rappresentare uno snodo decisivo: in caso di approvazione della mozione, la sua permanenza al governo diventerebbe difficilmente sostenibile.
Una crisi che si allarga
La pressione su Santanchè si inserisce in un quadro più ampio di difficoltà per l’esecutivo. Dopo lo scandalo che ha coinvolto Gennaro Sangiuliano e le dimissioni di Raffaele Fitto (oggi a Bruxelles), un’eventuale uscita di scena della ministra del Turismo segnerebbe il terzo cambio significativo nella squadra di governo. Uno scenario che potrebbe obbligare Meloni a un nuovo passaggio parlamentare, con possibili ripercussioni sugli equilibri della maggioranza.
Strategia e rischi per Palazzo Chigi
Secondo osservatori politici, la linea della premier appare orientata a “tagliare i rami secchi” per contenere l’offensiva delle opposizioni e preservare la credibilità dell’esecutivo, soprattutto dopo i risultati del recente referendum sulla giustizia.

