Trump firma la carta del Board of Peace: nasce l’organismo che punta a governare Gaza
È nato ufficialmente il Board of Peace, il nuovo organismo internazionale voluto da Donald Trump con l’obiettivo dichiarato di “governare” la Striscia di Gaza, ma con ambizioni che vanno ben oltre il Medio Oriente. La firma della carta fondativa è avvenuta a Davos, a margine del Forum economico mondiale, alla presenza di circa venti capi di Stato e di governo.
Secondo lo stesso Trump, il Board of Peace è destinato a diventare “uno degli organismi internazionali più importanti mai costituiti”, aprendo di fatto la strada a una sorta di Onu parallela, guidata dagli Stati Uniti e presieduta dallo stesso presidente americano, senza limiti di mandato esplicitati. L’adesione avviene su invito e prevede un contributo economico elevato: un miliardo di dollari per un seggio permanente.
Chi aderisce e chi si tira indietro
Tra i Paesi che hanno già aderito figurano Albania, Argentina, Arabia Saudita, Bahrein, Bielorussia, Egitto, Emirati Arabi Uniti, Giordania, Indonesia, Israele, Kazakistan, Kosovo, Marocco, Pakistan, Qatar, Turchia, Ungheria, Uzbekistan e Vietnam. Alla cerimonia erano presenti, tra gli altri, il premier ungherese Viktor Orbán e il presidente argentino Javier Milei.
Israele ha aderito formalmente, ma il premier Benjamin Netanyahu non ha partecipato di persona: su di lui pende un’accusa per crimini contro l’umanità che avrebbe comportato l’arresto in caso di ingresso in Svizzera.
Sul fronte dei rifiuti, la risposta europea è stata in larga parte negativa. Francia, Regno Unito, Norvegia, Svezia e Slovenia hanno detto no, mentre Italia e Germania restano per ora defilate, pur mantenendo toni meno critici rispetto ad altri governi europei. Ancora in sospeso le decisioni di Cina, Russia, India, Ucraina, Canada, dell’esecutivo dell’Unione europea e del Vaticano.
Proprio Mosca rappresenta uno dei casi più controversi: inizialmente Trump aveva lasciato intendere un assenso di Vladimir Putin, ma dal Cremlino è poi arrivata una smentita. La proposta russa, definita “provocatoria”, prevederebbe il pagamento della quota utilizzando beni congelati dall’Ue dopo l’invasione dell’Ucraina.
“Lavoreremo con l’Onu”
Nel suo intervento, Trump ha parlato di una risposta internazionale entusiasta: “Molti Paesi hanno appena ricevuto l’invito e tutti vogliono farne parte”. Ha aggiunto che il Board lavorerà “con molti altri organismi, compresa l’Onu”, pur delineando una struttura alternativa e fortemente selettiva.
Il presidente statunitense ha rivendicato presunti successi della sua amministrazione, come la “chiusura di otto guerre”, e ha toccato il dossier iraniano: “Erano a due mesi dall’avere un’arma nucleare. Ora vogliono parlare, e parleremo”.
Gaza al centro (ma non nei documenti)
Nonostante il Board sia stato presentato come lo strumento per la gestione della Striscia di Gaza, nella carta fondativa il termine “Gaza” non compare mai. Trump ha affermato che il conflitto “sta davvero volgendo al termine” e ha lanciato un ultimatum ad Hamas, chiedendo la completa demilitarizzazione.
Più esplicito è stato Jared Kushner, genero e consigliere di Trump, che ha illustrato una mappa della “nuova Gaza” immaginata dall’amministrazione americana. Il progetto prevede una lunga fascia costiera dedicata al turismo, con 180 torri a uso misto, vaste aree industriali con data center e manifattura avanzata, parchi, zone agricole e nuove aree residenziali. Secondo Kushner, una città da due o tre milioni di abitanti potrebbe essere costruita “in tre anni”.
Restano però molte incognite: chi controllerà le infrastrutture, a chi andranno appalti e profitti, e soprattutto chi vivrà nella nuova Gaza, alla luce dei timori legati a possibili deportazioni dei palestinesi.
“Una splendida proprietà sul mare”
A chiudere l’evento è stato ancora Trump, con parole che hanno suscitato forti reazioni: “Nel profondo sono un agente immobiliare. La posizione è tutto. Guardate questo splendido pezzo di proprietà sul mare”. Secondo il presidente, il progetto permetterà a popolazioni che oggi “vivono così male” di “vivere così bene”.
Secondo lo stesso Trump, il Board of Peace è destinato a diventare “uno degli organismi internazionali più importanti mai costituiti”, aprendo di fatto la strada a una sorta di Onu parallela, guidata dagli Stati Uniti e presieduta dallo stesso presidente americano, senza limiti di mandato esplicitati. L’adesione avviene su invito e prevede un contributo economico elevato: un miliardo di dollari per un seggio permanente.
Chi aderisce e chi si tira indietro
Tra i Paesi che hanno già aderito figurano Albania, Argentina, Arabia Saudita, Bahrein, Bielorussia, Egitto, Emirati Arabi Uniti, Giordania, Indonesia, Israele, Kazakistan, Kosovo, Marocco, Pakistan, Qatar, Turchia, Ungheria, Uzbekistan e Vietnam. Alla cerimonia erano presenti, tra gli altri, il premier ungherese Viktor Orbán e il presidente argentino Javier Milei.
Israele ha aderito formalmente, ma il premier Benjamin Netanyahu non ha partecipato di persona: su di lui pende un’accusa per crimini contro l’umanità che avrebbe comportato l’arresto in caso di ingresso in Svizzera.
Sul fronte dei rifiuti, la risposta europea è stata in larga parte negativa. Francia, Regno Unito, Norvegia, Svezia e Slovenia hanno detto no, mentre Italia e Germania restano per ora defilate, pur mantenendo toni meno critici rispetto ad altri governi europei. Ancora in sospeso le decisioni di Cina, Russia, India, Ucraina, Canada, dell’esecutivo dell’Unione europea e del Vaticano.
Proprio Mosca rappresenta uno dei casi più controversi: inizialmente Trump aveva lasciato intendere un assenso di Vladimir Putin, ma dal Cremlino è poi arrivata una smentita. La proposta russa, definita “provocatoria”, prevederebbe il pagamento della quota utilizzando beni congelati dall’Ue dopo l’invasione dell’Ucraina.
“Lavoreremo con l’Onu”
Nel suo intervento, Trump ha parlato di una risposta internazionale entusiasta: “Molti Paesi hanno appena ricevuto l’invito e tutti vogliono farne parte”. Ha aggiunto che il Board lavorerà “con molti altri organismi, compresa l’Onu”, pur delineando una struttura alternativa e fortemente selettiva.
Il presidente statunitense ha rivendicato presunti successi della sua amministrazione, come la “chiusura di otto guerre”, e ha toccato il dossier iraniano: “Erano a due mesi dall’avere un’arma nucleare. Ora vogliono parlare, e parleremo”.
Gaza al centro (ma non nei documenti)
Nonostante il Board sia stato presentato come lo strumento per la gestione della Striscia di Gaza, nella carta fondativa il termine “Gaza” non compare mai. Trump ha affermato che il conflitto “sta davvero volgendo al termine” e ha lanciato un ultimatum ad Hamas, chiedendo la completa demilitarizzazione.
Più esplicito è stato Jared Kushner, genero e consigliere di Trump, che ha illustrato una mappa della “nuova Gaza” immaginata dall’amministrazione americana. Il progetto prevede una lunga fascia costiera dedicata al turismo, con 180 torri a uso misto, vaste aree industriali con data center e manifattura avanzata, parchi, zone agricole e nuove aree residenziali. Secondo Kushner, una città da due o tre milioni di abitanti potrebbe essere costruita “in tre anni”.
Restano però molte incognite: chi controllerà le infrastrutture, a chi andranno appalti e profitti, e soprattutto chi vivrà nella nuova Gaza, alla luce dei timori legati a possibili deportazioni dei palestinesi.
“Una splendida proprietà sul mare”
A chiudere l’evento è stato ancora Trump, con parole che hanno suscitato forti reazioni: “Nel profondo sono un agente immobiliare. La posizione è tutto. Guardate questo splendido pezzo di proprietà sul mare”. Secondo il presidente, il progetto permetterà a popolazioni che oggi “vivono così male” di “vivere così bene”.

