Inclusione finanziaria, a Napoli la presentazione dello studio sull’inclusione finanziaria
L’inclusione finanziaria può diventare un motore di trasformazione profonda, capace di incidere non solo sull’economia, ma anche sul tessuto sociale delle comunità. È quanto emerge dal nuovo studio d’impatto sociale della microfinanza nel Mezzogiorno d’Italia, realizzato da PerMicro, la più grande società italiana dedicata all’inclusione finanziaria, insieme a Triadi, spin-off del Politecnico di Milano specializzato in innovazione e impatto sociale. La presentazione dei dati avverrà giovedì 23 ottobre alle ore 11 a Napoli, presso Palazzo Ricca (via dei Tribunali 213), sede storica della Fondazione Banco di Napoli, che dal 2014 è socia di PerMicro per sostenere l’accesso al credito nella regione Campania.
All’incontro parteciperanno Orazio Abbamonte, Presidente della Fondazione Banco di Napoli; Andrea Carriero, Consigliere Generale della Fondazione; Benigno Imbriano, Amministratore Delegato di PerMicro; Filippo Chiesa, Responsabile Impatto Sociale PerMicro; Giuseppe Sottile, Responsabile Area Sud Banca Etica; Fabio Montena, Consigliere di Amministrazione di Auxilia Finance; e Luca Trapanese, Assessore alle Politiche Sociali del Comune di Napoli.Il confronto metterà al centro il ruolo del microcredito come strumento di emancipazione e sviluppo, capace di offrire nuove opportunità a persone e famiglie escluse dai circuiti bancari tradizionali.
Lo studio evidenzia come il credito accessibile si configuri come una leva concreta di emancipazione, stabilizzazione economica e coesione sociale. Dal 2010 ad oggi, PerMicro ha sostenuto oltre 9.000 beneficiari e contribuito alla creazione di 3.600 posti di lavoro in tutta Italia. Nel solo 2024, l’attività ha permesso di finanziare 3.030 progetti per un valore complessivo di oltre 35 milioni di euro. Di questi, il 39% ha riguardato imprese guidate da donne e il 31% da giovani sotto i 35 anni, confermando la vocazione inclusiva dell’istituto e la sua attenzione verso le categorie più vulnerabili. Particolare rilievo è stato dato anche all’impatto tra i cittadini migranti, spesso esclusi dai circuiti bancari tradizionali, ma capaci — grazie al microcredito — di avviare attività produttive e percorsi di autonomia.
Il rapporto presentato da PerMicro e Triadi mostra come il microcredito, lungi dall’essere un semplice strumento finanziario, rappresenti oggi una vera infrastruttura sociale, capace di generare valore economico diffuso e capitale umano. “L’inclusione finanziaria non è solo un atto di equità, ma una strategia di sviluppo — sottolineano i curatori dello studio —. Ogni progetto sostenuto rappresenta una storia di riscatto, un investimento nel futuro del territorio e delle persone che lo abitano.” Nel contesto del Mezzogiorno, dove le disuguaglianze economiche e sociali restano forti, l’esperienza di PerMicro dimostra che l’accesso al credito può diventare un volano di crescita sostenibile, restituendo fiducia, dignità e possibilità a chi desidera costruire il proprio futuro.
All’incontro parteciperanno Orazio Abbamonte, Presidente della Fondazione Banco di Napoli; Andrea Carriero, Consigliere Generale della Fondazione; Benigno Imbriano, Amministratore Delegato di PerMicro; Filippo Chiesa, Responsabile Impatto Sociale PerMicro; Giuseppe Sottile, Responsabile Area Sud Banca Etica; Fabio Montena, Consigliere di Amministrazione di Auxilia Finance; e Luca Trapanese, Assessore alle Politiche Sociali del Comune di Napoli.Il confronto metterà al centro il ruolo del microcredito come strumento di emancipazione e sviluppo, capace di offrire nuove opportunità a persone e famiglie escluse dai circuiti bancari tradizionali.
Lo studio evidenzia come il credito accessibile si configuri come una leva concreta di emancipazione, stabilizzazione economica e coesione sociale. Dal 2010 ad oggi, PerMicro ha sostenuto oltre 9.000 beneficiari e contribuito alla creazione di 3.600 posti di lavoro in tutta Italia. Nel solo 2024, l’attività ha permesso di finanziare 3.030 progetti per un valore complessivo di oltre 35 milioni di euro. Di questi, il 39% ha riguardato imprese guidate da donne e il 31% da giovani sotto i 35 anni, confermando la vocazione inclusiva dell’istituto e la sua attenzione verso le categorie più vulnerabili. Particolare rilievo è stato dato anche all’impatto tra i cittadini migranti, spesso esclusi dai circuiti bancari tradizionali, ma capaci — grazie al microcredito — di avviare attività produttive e percorsi di autonomia.
Il rapporto presentato da PerMicro e Triadi mostra come il microcredito, lungi dall’essere un semplice strumento finanziario, rappresenti oggi una vera infrastruttura sociale, capace di generare valore economico diffuso e capitale umano. “L’inclusione finanziaria non è solo un atto di equità, ma una strategia di sviluppo — sottolineano i curatori dello studio —. Ogni progetto sostenuto rappresenta una storia di riscatto, un investimento nel futuro del territorio e delle persone che lo abitano.” Nel contesto del Mezzogiorno, dove le disuguaglianze economiche e sociali restano forti, l’esperienza di PerMicro dimostra che l’accesso al credito può diventare un volano di crescita sostenibile, restituendo fiducia, dignità e possibilità a chi desidera costruire il proprio futuro.

