Carceri italiane al collasso: 91 suicidi nel 2024. Antigone denuncia il fallimento del governo
Il sistema penitenziario italiano vive la sua crisi più grave di sempre. L’associazione Antigone, nel suo ultimo rapporto “Senza Respiro”, lancia un allarme durissimo: sovraffollamento al 133%, carenza di personale, suicidi record e condizioni disumane. Il governo punta solo sull’edilizia carceraria, ma la vera emergenza resta umana e sistemica. Nel 2024, 91 detenuti si sono tolti la vita nelle carceri italiane. È il numero più alto mai registrato, un tragico record che mette a nudo il fallimento delle politiche penitenziarie del governo. A certificare l’emergenza è il nuovo rapporto di Antigone, “Senza Respiro”, che restituisce un quadro drammatico di un sistema ormai al collasso. “Siamo senza respiro! I detenuti sono senza respiro. Gli operatori sono senza respiro”, scrive con forza il presidente Patrizio Gonnella nell’incipit del rapporto.
Il tasso ufficiale di affollamento si attesta al 121,8%, ma Antigone denuncia che, considerando i posti realmente disponibili (al netto di quelli inagibili), il dato reale tocca almeno il 133%. Su 189 istituti, solo 36 non sono sovraffollati. Per far fronte alla crescita della popolazione detenuta servirebbero sei nuovi istituti l’anno, per un costo stimato di circa 180 milioni di euro. Ma costruire nuove carceri non risolverà il problema, avverte l’associazione. Le nuove strutture, progettate per ospitare quattro persone in spazi di poco più di 20 metri quadri, non rispettano i parametri minimi di vivibilità. In oltre trenta istituti visitati da Antigone, le celle offrono meno di tre metri quadri calpestabili per detenuto. Il disagio psichico nelle carceri è endemico. Il 44% dei detenuti assume psicofarmaci, ma le cure sono pressoché impossibili da garantire: per ogni 100 detenuti ci sono appena uno psichiatra e uno psicologo disponibili per poche ore settimanali. Il 2024 ha segnato il picco di suicidi, con 91 casi, mentre nei primi cinque mesi del 2025 si contano già 33 vittime. Il tasso italiano, 15 suicidi ogni 10.000 detenuti, è più del doppio della media europea (7,2).
Nonostante l’affollamento, il ricorso alla detenzione preventiva resta altissimo. Oltre 17.000 persone sono in carcere per scontare pene residue inferiori ai due anni. Un provvedimento di clemenza generale di soli 24 mesi, sottolinea Antigone, alleggerirebbe drasticamente la pressione sul sistema. L’associazione propone anche il divieto di carcerazione in assenza di posti regolamentari, salvo casi eccezionali. Anche le carceri minorili mostrano segnali di cedimento. Nove su diciassette sono sovraffollate, con punte superiori al 150%. Il Decreto Caivano ha disposto il trasferimento di 189 ultradiciottenni nei penitenziari per adulti, interrompendo percorsi educativi e trattamentali fondamentali per il recupero.
La carenza di personale è cronica. A fine 2024 mancavano circa 100 dirigenti penitenziari e oltre 300 educatori rispetto alla pianta organica. Il rapporto tra agenti e detenuti è di 1 a 2, con situazioni critiche in regioni come Lombardia, Lazio e Umbria. I fondi per l’edilizia carceraria sono stati tagliati del 24,1%, quelli per la giustizia minorile del 6,5%. Nessuna risorsa è stata stanziata per risarcire i detenuti vittime di trattamenti inumani e degradanti.
Il tasso ufficiale di affollamento si attesta al 121,8%, ma Antigone denuncia che, considerando i posti realmente disponibili (al netto di quelli inagibili), il dato reale tocca almeno il 133%. Su 189 istituti, solo 36 non sono sovraffollati. Per far fronte alla crescita della popolazione detenuta servirebbero sei nuovi istituti l’anno, per un costo stimato di circa 180 milioni di euro. Ma costruire nuove carceri non risolverà il problema, avverte l’associazione. Le nuove strutture, progettate per ospitare quattro persone in spazi di poco più di 20 metri quadri, non rispettano i parametri minimi di vivibilità. In oltre trenta istituti visitati da Antigone, le celle offrono meno di tre metri quadri calpestabili per detenuto. Il disagio psichico nelle carceri è endemico. Il 44% dei detenuti assume psicofarmaci, ma le cure sono pressoché impossibili da garantire: per ogni 100 detenuti ci sono appena uno psichiatra e uno psicologo disponibili per poche ore settimanali. Il 2024 ha segnato il picco di suicidi, con 91 casi, mentre nei primi cinque mesi del 2025 si contano già 33 vittime. Il tasso italiano, 15 suicidi ogni 10.000 detenuti, è più del doppio della media europea (7,2).
Nonostante l’affollamento, il ricorso alla detenzione preventiva resta altissimo. Oltre 17.000 persone sono in carcere per scontare pene residue inferiori ai due anni. Un provvedimento di clemenza generale di soli 24 mesi, sottolinea Antigone, alleggerirebbe drasticamente la pressione sul sistema. L’associazione propone anche il divieto di carcerazione in assenza di posti regolamentari, salvo casi eccezionali. Anche le carceri minorili mostrano segnali di cedimento. Nove su diciassette sono sovraffollate, con punte superiori al 150%. Il Decreto Caivano ha disposto il trasferimento di 189 ultradiciottenni nei penitenziari per adulti, interrompendo percorsi educativi e trattamentali fondamentali per il recupero.
La carenza di personale è cronica. A fine 2024 mancavano circa 100 dirigenti penitenziari e oltre 300 educatori rispetto alla pianta organica. Il rapporto tra agenti e detenuti è di 1 a 2, con situazioni critiche in regioni come Lombardia, Lazio e Umbria. I fondi per l’edilizia carceraria sono stati tagliati del 24,1%, quelli per la giustizia minorile del 6,5%. Nessuna risorsa è stata stanziata per risarcire i detenuti vittime di trattamenti inumani e degradanti.

