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Cardinali a Roma: ultimi preparativi per l’elezione del nuovo Papa

Tra silenzi carichi di significato, preghiere condivise e incontri discreti nei corridoi vaticani e nei ristoranti romani, i cardinali si preparano all’appuntamento che segnerà la storia della Chiesa: il Conclave per eleggere il nuovo Papa, che inizierà ufficialmente il 7 maggio nella Cappella Sistina. Dopo la morte di papa Francesco, una nuova fase si apre per la Chiesa cattolica. L’atmosfera a San Pietro è intensa ma raccolta, scandita da riunioni formali, i cosiddetti *Congregazioni generali*, e momenti più informali che tuttavia mantengono un’aura di riservatezza. Al momento, sono 181 i cardinali presenti in Vaticano, di cui 124 elettori, con nove ancora attesi per completare il gruppo dei 133 elettori previsti – due dei quali non parteciperanno per motivi di salute. Nella giornata del Primo Maggio, Festa dei lavoratori, le congregazioni sono state sospese per lasciare spazio alla celebrazione della Messa dei Novendiali, dedicata alla memoria del Papa defunto. Tra chi si è lasciato scappare qualche parola ai giornalisti, come il cardinale Matteo Zuppi, e chi ha fatto il fioretto di non parlare con la stampa, il clima resta sobrio ma sereno.

“Pensiamo alle vittime del lavoro”, ha dichiarato Zuppi, indicato tra i *papabili*, lasciando intendere che per ora le riflessioni pubbliche sono ancora rivolte a temi sociali e spirituali, più che al toto-Papa. Durante le pause caffè e le cene nei locali romani, i cardinali si incontrano, si confrontano, ma giurano che il nome del futuro Pontefice resta fuori dai tavoli. “Non si parla di votazioni”, riferiscono alcuni. Una riservatezza che non è solo protocollo, ma anche segno del rispetto per il tempo dello Spirito, come lo ha definito monsignor Piero Marini: “Speriamo che lo Spirito Santo scenda sui cardinali e facciano una bella scelta. Non cerchiamo la fotocopia di Bergoglio”. A descrivere l’emozione unica dell’ingresso in Cappella Sistina è il cardinale Angelo Bagnasco: “Tutto quello che lei immagina è vero – ha detto – c’è un senso di tremore, di grande responsabilità. È un momento in cui si è pienamente consapevoli della portata storica e spirituale della scelta da compiere”.

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