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Verso un possibile accordo tra Israele e Hamas: tregua e rilascio ostaggi, ma i raid continuano

Mentre sul campo la guerra continua a mietere vittime, spiragli diplomatici si affacciano all’orizzonte. Israele ed Egitto hanno avviato uno scambio di bozze per un possibile cessate il fuoco e il rilascio degli ostaggi detenuti da Hamas nella Striscia di Gaza. A mediare tra le parti anche gli Stati Uniti, attraverso l’inviato speciale Steve Witkoff. L’ex presidente americano Donald Trump ha dichiarato che si stanno compiendo “progressi significativi” e che “siamo vicini a riaverli”, riferendosi agli ostaggi israeliani.

Tuttavia, il terreno racconta un’altra storia. Gli attacchi israeliani sono ripresi con intensità lo scorso 18 marzo, dopo due mesi di tregua, e non si fermano. Le ultime operazioni aeree su Khan Younis e Beit Lahiya hanno provocato almeno 20 morti. Secondo quanto riferito dalla Protezione Civile di Gaza, controllata da Hamas, tra le vittime di un attacco vi sarebbero anche sette bambini. Particolarmente grave l’episodio denunciato dalla BBC, che ha diffuso i risultati di un’indagine condotta da BBC Verify: il 23 marzo le Forze di Difesa Israeliane (IDF) avrebbero sparato oltre 100 colpi contro un convoglio di soccorritori a Rafah, da una distanza ravvicinata di soli 12 metri. Quindici operatori umanitari sono rimasti uccisi. Un video girato da uno dei medici coinvolti mostra che i veicoli avanzavano lentamente, con fari accesi e luci di emergenza lampeggianti, smentendo la versione dell’esercito israeliano secondo cui il convoglio si sarebbe avvicinato in modo sospetto, senza segni di riconoscimento.

Nel frattempo, a Gaza City Est, le IDF hanno emesso un nuovo ordine di evacuazione per i quartieri di Shejaiya, Zeitoun e Tuffah. “L’intervento sarà deciso e mirato a distruggere le infrastrutture terroristiche”, ha dichiarato il portavoce militare Avichay Adraee, invitando i civili a spostarsi verso le zone occidentali della città. A Gerusalemme, le proteste contro il primo ministro Benjamin Netanyahu non si placano. La crescente pressione internazionale e interna rischia di mettere in discussione la tenuta politica del governo israeliano, già ampiamente criticato per la gestione del conflitto. L’Unicef, intanto, lancia un grido d’allarme: “Oltre 15.000 bambini sono stati uccisi e più di 34.000 feriti dall’inizio del conflitto”, scrive l’agenzia su X, chiedendo con urgenza la ripresa del cessate il fuoco e l’apertura dei corridoi umanitari. “I bambini di Gaza sono intrappolati in un ciclo incessante di paura, violenza e bisogno. Questo deve finire”.

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