Crollo dei mercati globali: l’impatto dei dazi di Trump sulla borsa di Milano e sul mercato mondiale
La Borsa di Milano ha aperto questa mattina con un forte calo, segnando un -6%, in continuità con il tracollo della scorsa settimana. Il panico provocato dall’adozione dei dazi da parte degli Stati Uniti, sotto la presidenza di Donald Trump, sta scuotendo i mercati finanziari globali, con una serie di perdite che si estendono a tutto il mondo. La situazione si fa sempre più preoccupante, con la crisi che non risparmia nemmeno i giganti economici europei e asiatici. Oltre al disastro di Milano, anche le principali piazze finanziarie europee hanno aperto in netto calo. Francoforte, già messa sotto pressione dalla situazione dell’industria tedesca, ha registrato una discesa drammatica, con l’indice che ha perso l’8,1%. Parigi ha visto una caduta del 6,5%, mentre Madrid ha chiuso con un -3%. In Italia, i titoli bancari, con Monte dei Paschi in testa (-12,7%), e Leonardo (-9,5%) hanno subito forti perdite.
L’incertezza è palpabile, e mentre i governi europei si preparano a incontrarsi per cercare una risposta comune, la Cina ha scelto di rispondere con controdazi, alzando le tariffe sul commercio americano. Al contrario, il Vietnam ha aperto alla possibilità di negoziati, cercando di smorzare la tensione in un contesto economico globale sempre più teso. Il dramma economico non risparmia neppure l’Asia. La Borsa di Hong Kong ha visto un calo impressionante del 12,4%, un risultato che non si vedeva dal 2009, nel cuore della crisi finanziaria globale. Nella Cina continentale, a Shanghai, l’indice ha perso il 7,7%. Le due grandi aziende tecnologiche cinesi, Alibaba e Tencent, sono state tra le più colpite, con perdite rispettivamente del 9,7% e 7,4%. La Cina ha risposto duramente ai dazi imposti dagli Stati Uniti con una contro-tariffa del 34%, un’azione che aggrava ulteriormente la situazione degli scambi internazionali. Taiwan e Giappone non sono stati da meno: l’indice Taiex di Taiwan ha perso il 9,8%, mentre a Tokyo la Borsa ha registrato un calo del 7,8%, segnando la terza flessione più dura della sua storia. La Corea del Sud ha visto un crollo del 5,6%, con i mercati di tutto il continente asiatico che continuano a soffrire in maniera pesante. Non solo le azioni tradizionali sono state colpite: anche il settore delle criptovalute, che era stato uno dei favoriti durante la presidenza Trump, sta vivendo una delle sue più forti perdite. Negli ultimi giorni, i valori delle principali criptovalute, come il Bitcoin e l’Ethereum, hanno visto una discesa drammatica, annullando in pochi giorni i guadagni accumulati dal giorno delle elezioni presidenziali statunitensi. La preoccupazione per le politiche di Trump e la crescente instabilità economica mondiale stanno spingendo gli investitori a vendere i loro asset, aggravando la discesa del mercato delle valute digitali.
Nonostante il dramma economico globale, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha minimizzato gli effetti della crisi, dichiarando che, in situazioni come queste, “bisogna prendere dei farmaci per curarsi”. Tuttavia, la sua affermazione non è stata sufficiente a calmare i mercati, che continuano a risentire pesantemente delle sue politiche economiche protezionistiche. La discesa di Wall Street della scorsa settimana, che ha visto la perdita di circa 5.000 miliardi di dollari, è un chiaro segnale di quanto la situazione stia degenerando. La riapertura dei mercati statunitensi nelle prossime ore, secondo gli analisti, non porterà a nessun cambiamento positivo immediato. Il futuro dei mercati appare incerto. Anche se storicamente, dopo i crolli delle Borse, si è verificato un cosiddetto “rimbalzo”, questa volta le condizioni economiche globali e le politiche protezionistiche rischiano di impedire una ripresa immediata. L’incertezza legata alle tariffe di Trump, la crescente instabilità internazionale e la mancanza di una risposta chiara e tempestiva da parte dei governi europei lasciano presagire ulteriori difficoltà per i mercati globali nei prossimi mesi.
L’incertezza è palpabile, e mentre i governi europei si preparano a incontrarsi per cercare una risposta comune, la Cina ha scelto di rispondere con controdazi, alzando le tariffe sul commercio americano. Al contrario, il Vietnam ha aperto alla possibilità di negoziati, cercando di smorzare la tensione in un contesto economico globale sempre più teso. Il dramma economico non risparmia neppure l’Asia. La Borsa di Hong Kong ha visto un calo impressionante del 12,4%, un risultato che non si vedeva dal 2009, nel cuore della crisi finanziaria globale. Nella Cina continentale, a Shanghai, l’indice ha perso il 7,7%. Le due grandi aziende tecnologiche cinesi, Alibaba e Tencent, sono state tra le più colpite, con perdite rispettivamente del 9,7% e 7,4%. La Cina ha risposto duramente ai dazi imposti dagli Stati Uniti con una contro-tariffa del 34%, un’azione che aggrava ulteriormente la situazione degli scambi internazionali. Taiwan e Giappone non sono stati da meno: l’indice Taiex di Taiwan ha perso il 9,8%, mentre a Tokyo la Borsa ha registrato un calo del 7,8%, segnando la terza flessione più dura della sua storia. La Corea del Sud ha visto un crollo del 5,6%, con i mercati di tutto il continente asiatico che continuano a soffrire in maniera pesante. Non solo le azioni tradizionali sono state colpite: anche il settore delle criptovalute, che era stato uno dei favoriti durante la presidenza Trump, sta vivendo una delle sue più forti perdite. Negli ultimi giorni, i valori delle principali criptovalute, come il Bitcoin e l’Ethereum, hanno visto una discesa drammatica, annullando in pochi giorni i guadagni accumulati dal giorno delle elezioni presidenziali statunitensi. La preoccupazione per le politiche di Trump e la crescente instabilità economica mondiale stanno spingendo gli investitori a vendere i loro asset, aggravando la discesa del mercato delle valute digitali.
Nonostante il dramma economico globale, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha minimizzato gli effetti della crisi, dichiarando che, in situazioni come queste, “bisogna prendere dei farmaci per curarsi”. Tuttavia, la sua affermazione non è stata sufficiente a calmare i mercati, che continuano a risentire pesantemente delle sue politiche economiche protezionistiche. La discesa di Wall Street della scorsa settimana, che ha visto la perdita di circa 5.000 miliardi di dollari, è un chiaro segnale di quanto la situazione stia degenerando. La riapertura dei mercati statunitensi nelle prossime ore, secondo gli analisti, non porterà a nessun cambiamento positivo immediato. Il futuro dei mercati appare incerto. Anche se storicamente, dopo i crolli delle Borse, si è verificato un cosiddetto “rimbalzo”, questa volta le condizioni economiche globali e le politiche protezionistiche rischiano di impedire una ripresa immediata. L’incertezza legata alle tariffe di Trump, la crescente instabilità internazionale e la mancanza di una risposta chiara e tempestiva da parte dei governi europei lasciano presagire ulteriori difficoltà per i mercati globali nei prossimi mesi.

