Notizie dall'Italia e dal mondo

Primo Piano

Arriva a Bari la nave con 43 richiedenti asilo: una svolta giudiziaria e le critiche alla politica migratoria

La motovedetta della Guardia costiera italiana è giunta in serata al porto di Bari, dopo aver solcato le acque dal porto di Shengjin, trasportando a bordo 43 richiedenti asilo trasferiti dalla Grecia, in seguito a una decisione della Corte d’Appello di Roma. Questa mossa, che ha posto fine al trattenimento dei migranti nei centri albanesi, segna un nuovo capitolo nella gestione dei flussi migratori e solleva nuovamente il dibattito sul contrasto all’immigrazione irregolare.

I 43 richiedenti asilo – per lo più cittadini bengalesi ed egiziani – sono stati trasferiti in Italia dopo che la Corte d’Appello di Roma, in una sentenza emessa il 31 gennaio, ha annullato il trattenimento nel centro di Gjader in Albania. Il provvedimento, che fa seguito a decisioni simili prese in ottobre e novembre, ha disposto il loro immediato trasferimento, rimandando gli atti alla Corte di Giustizia Europea, il cui pronunciamento è atteso per il 25 febbraio. Una volta sbarcati, i migranti sono stati accolti presso il Cara di Bari Palese, il più grande centro in Puglia dedicato all’accoglienza degli stranieri. L’arrivo dei richiedenti asilo è stato accompagnato da un clima di approvazione da parte di alcune decine di manifestanti dell’Arci, che hanno occupato l’area oltre la recinzione del porto, scandendo slogan in diverse lingue come “libertà” e “no border”. Queste manifestazioni, pur rimanendo pacifiche, sottolineano il forte coinvolgimento della società civile e il dissenso verso le politiche restrittive in materia di immigrazione. Parallelamente, fonti del Viminale hanno ribadito la posizione del governo, che intende proseguire nella linea di contrasto all’immigrazione irregolare. Secondo l’esecutivo, è fondamentale combattere l’uso strumentale delle richieste di asilo da parte dei trafficanti di esseri umani, utilizzando anche il Protocollo Italia-Albania come modello per realizzare hub regionali. Questa strategia, che ha ottenuto l’appoggio di vari ministri europei, si configura come uno strumento centrale nella gestione dei flussi migratori.

Un ulteriore aspetto giuridico di rilievo riguarda la sentenza della Corte di Cassazione, che ha affrontato il tema dei “Paesi sicuri”. Nel caso esaminato, riguardante un giovane tunisino, i giudici hanno stabilito che un giudice ordinario non può sostituirsi al Ministro degli Affari Esteri nel decidere se un paese debba essere considerato sicuro. La normativa, infatti, prevede che la designazione di un “Paese sicuro” sia una decisione politica e generale, non suscettibile di modifica mediante sentenza.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.