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Pizza antialluvione e raccolta fondi per sostenere i veneti

NAPOLI – E’ partita ufficialmente a Napoli la raccolta fondi per i Veneti. Molti esercizi commerciali, tra cui il Caffè Gambrinus, il Parco Gioochi Edenlandia, la Pizzeria sorbillo e Napolimania cartelli per invitare i loro clienti a devolvere fondi alle popolazioni colpite dall’ alluvione con sms o tramite bonifico bancario. Altri hanno allestito anche dei salvadanai a forma di porcellini per raccogliere contributi.

“L’ abbiamo fatto con il cuore – spiega il commissario regionale dei Verdi Francesco Emilio Borrelli anche a nome delle associazioni meridionaliste l’ altro Sud e Insieme per la rinascita – e contro l’ odio leghista. Noi amiamo e rispettiamo il nord e li vogliamo aiutare anche se alcuni loro governanti con noi si sono comportati malissimo. Basta pensare al governatore leghista Zaia che senza che nessuno avesse sollevato il problema si è affrettato a dichiarare che i quattro calcinacci di Pompei non erano una priorità rispetto al Veneto. Bisognerebbe, ad essere buoni,  tirargli le orecchie per quello che ha detto frutto probabilmente di una scarsa preparazione scolastica”.

“Offriamo anche piena solidarietà all’ operaio di origini meridionali licenziato a Trento – continua Borrelli –  perchè ha reagito contro il caporeparto che lo ha definito “terrone di m.”. Ha fatto bene a reagire con durezza, non sopportiamo piu’ di essere insultati da queste persone, e gli offriamo assistenza legale dal sud per la causa che ha intentato”.

“Ho realizzato una pizza gustosissima anti-alluvione – spiega il pizzaiolo Gino Sorbillo – con i prodotti tipici della terra campana, tra cui il pomodorino del piennolo, i friarielli e la mozzarella di bufala, i cui proventi andranno ai veneti”.

“Certo bisogna riconoscere che per arrivare a questo disastro – conclude lo speaker radiofonico Gianni Simioli che con Radio Marte Stereo sta portando avanti una campagna a sostegno dei veneti – anche i leghisti non hanno amministrato così bene la loro regione negli ultimi 20 anni. Se si fossero dedicati piu’ al territorio invece che alle quote latte probabilmente oggi questo territorio non starebbe in ginocchio”.

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