Emergenza a San Carlo alle Mortelle
NAPOLI (di Maurizio Scialdone) – Nel settembre del 2009 sprofondava il pavimento della chiesa di San Carlo alle Mortelle. Una chiesa splendida. Uno degli esempi più belli e riusciti dell’architettura Barocca a Napoli. Giovanni Ambrogio Mazenta, milanese, riuscì a scolpire la piazza, con la trovata scenica dell’angolo in cui eresse la chiesa come da canoni scenografici consolidati del periodo. Tant’è che alla ricca facciata decorata da statue, cornici, riccioli e tutti gli elementi decorativi tipici del barocco “napoletano”, si contrapponeva una cortina cieca, che accompagnava il tratto di

strada che scendeva verso i giardini di Palazzo Cellammare, completato qualche anno prima, e verso Monte di Dio. Cola di Franco prima, sul progetto del Mazenta, ed il Picchiato poi, portarono a termine l’opera nel 1650. Nel Palazzo di fianco, ex collegio barnabita, sono ancora visibili affreschi del Solimena.
Nel 2009 la chiesa ha subito un gravissimo dissesto dovuto all’apertura di una voragine enorme nell’interno della chiesa. A quella voragine si sono aggiunti altri due sprofondamenti, quello della strada all’altezza della piazzetta di San Carlo alle Mortelle e nel civico di fianco alla chiesa. Le voragini, quindi il dissesto stradale, hanno provocato lesioni violente sulle facciate, tuttora visibili. Finora, oltre ad aver chiuso le voragini, null’altro è stato fatto a salvaguardia della chiesa, che ora, dall’esterno, si presenta con un tristissimo, quanto stracciatissimo, telo di protezione per eventuale caduta di intonaci. Guardando lo stato della Chiesa, è da presupporre che la caduta di intonaci sia il male minore. Sono evidenti i distacchi delle decorazioni, le lesioni tra le cornici. In qualche modo, non si sa come, le statue sono ancora salde. All’interno, poiché la struttura è inagibile, non vi è più nulla.
Il solito palleggiarsi di responsabilità non fa bene alla chiesa, così come a tutte le altre strutture menomate che fanno parte di un patrimonio ricchissimo ed inestimabile. Dopo 4 anni sarebbe il momento che Comune, Curia e fondazioni private si diano una mossa.
