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Camorra, case trasformate in bunker a Napoli

NAPOLI – Un quartiere ostaggio della camorra dove il clan “usa case che diventano bunker” per potersi riparare nel corso della faida scoppiata per i traffici di droga tra il 2005 e il 2007 a Barra, quartiere orientale della citta’. “Covi dove vengono pianificati omicidi e nascosti i killer”. E’ questa la terra di ‘Gomorra’ descritta dal giudice Carlo Spagna, presidente della terza Corte d’Assise di Napoli, nelle motivazioni della sentenza che lo scorso 20 aprile ha condannato all’ergastolo Gaetano Cervone, Gennaro Ambrosanio, Vincenzo e Pasquale Aprea per l’omicidio di Francesco Celeste, assassinato il 5 ottobre del 2007.

Barra“Era in corso una faida cruenta dove vennero coinvolte vittime innocenti” e si viveva come in guerra durante il coprifuoco. Il riferimento e’ ai mesi successivi al ferimento della figlia minorenne di uno dei ras, colpita da un proiettile vagante nel corso di una spedizione punitiva organizzata dal clan avverso. Un tutti contro tutti dove si intessevano trattative sotterranee usando la cocaina e l’hashish. In particolare, scrive il giudice, e’ emerso che nel corso di una intercettazione telefonica in carcere il boss Vincenzo Aprea autorizza il fratello Pasquale “a compare droga a Secondigliano dagli scissionisti per riverderla a prezzo di costo, o addirittura regalarla agli Alberto”, ex alleati dei Celeste poi passati con i gli Aprea ma “non ancora convinti della necessita’ di mettere a segno l’omicidio di Francesco Celeste”. Il capoclan intercettato in carcere dava esplicite direttiva per accattivarsi il volere degli alleati per progettare l’omicidio di Francesco Celeste. Sul movente del delitto i giudici non hanno dubbi: “era da ricercare nella faida scoppiata dopo alcune gravi provocazioni che il gruppo Celeste aveva lanciato al gruppo Aprea”. Quattro in particolare nell’arco di due anni: l’aggressione di un cognato dei capiclan, la sparatoria contro la casa casa del boss dove rimase ferita una bimba di quattro anni, il sequestro e l’aggressione di un affiliato e infine le estorsioni sotto forma di ‘riffa’ ai danni di un fiancheggiatore degli Aprea. “Il cerchio su questa faida si e’ chiuso con l’omicidio dello specchiettista del delitto Celeste, ovvero Luigi Giordano, assassinato per vendetta”. Per questo delitto e’ indagato infatti il padre della vittima Ciro Celeste detto ”o doce’.

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