“Dodici baci sulla bocca”, in scena al teatro Nuovo
NAPOLI (di Anita Laudando) – Le luci in sala sono spente ed un forte rumore crea un sussulto, lo spettacolo è iniziato o forse è finito…“è tutta la vita che mi nascondo, perché io nascosto ci sto bene. Mi sento al sicuro”. Nel testo di Mario Gelardi non si tratta di fare outing, ma di interpretare l’alchimia di un sentimento che nasce inaspettato, e questo la regia di Giuseppe Miale Di Mauro lo fa con grande eleganza.
La trama è pretesto per ”raccontare una storia d’amore, semplice ed emozionante come ogni storia d’amore è. E poco importa se i protagonisti di questa storia sono due uomini, perché Emilio e Massimo sono il simbolo di una libertà che negli anni settanta era pura utopia, e oggi è finta democrazia.” specificano le note di regia.
La storia si svolge negli anni di piombo, Stefano Meglio è il padrone di un ristorante, impegnato nella stesura di un discorso politico; personaggio forte e completo, interpretato con verve che non è mai leggerezza, ma rappresentazione viva di un uomo che difende le cose più importanti che ha: il ristorante e il fratello Massimo.
Gli ambienti del set sono separati da semplici sedie e sulla scena creata da Roberta Mattera troneggiano 3 pilastri color ghiaccio. Massimo (Andrea Vellotti) ed Emilio (Francesco Di Leva) ridisegnano lo spazio con l’ energia dei sentimenti profondi, con gli sguardi delle contraddizioni più umane, con silenzi che raccolgono il perimetro della passione, della paura, della sensibilità.
I loro incontri sono scanditi sempre da grande gioia, i due amanti quando sono insieme ridono, giocano, col corpo e con l’anima, la loro danza delle emozioni, accompagnata dal suggestivo disegno luci di Ettore Nigro, trasporta gli spettatori nel vortice intimo di una sensualità inedita. Gioia tanta gioia fra Emilio e Massimo, anche se il giorno del matrimonio di quest’ultimo è alle porte “ Perché non vieni in chiesa anche tu?” “Perché credo che Dio non sarebbe d’accordo”. L’amore fra i due compare ubriaco di vita, mentre gli eventi sociali e politici di quegli anni fanno da sfondo all’atmosfera. Dalla tensione fra i tre capiamo ciò che non vediamo e sentiamo ciò che non è ancora accaduto.
Baci come rivoli di sangue da chi, in fondo, “ha sempre fatto finta di niente”. Ipocrisia di Angela Luce chiude la scena senza sentimentalismi, ma come la colonna sonora di una storia già vista. Pubblico all’impiedi per applausi commossi.
