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A tu per tu con Peter Cincotti: “Giuro che torno a Napoli e imparo l’italiano! (Basta che mi fate mangiare!)”

NAPOLI (di Enne Emme) – Origini italiane, il cognome non lascia dubbi e ti aspetti che un minimo la nostra lingua la conosca. E invece quando incontro il pianista Peter Cincotti nei camerini del teatro Trianon di Napoli a poco meno di un’ora dalla sua esibizione, scopro che l’italiano non lo mastica granchè, anche se l’impegno ce lo mette. In compenso ha un sorriso aperto e cordiale, come può esserlo quello di un 30enne neyorkese. E anche qui sorprende la sua cordialità, poco diffusa tra i pianisti più avvezzi a nevrotici e distratti contatti sporadici con la stampa. L’immagine di Peter si avvicina invece, a quella di un ragazzotto dalla risata facile e contagiosa, che anche sul palco, rigorosamente in inglese, scherza col suo pubblico. Noto in Italia soprattutto per le sue collaborazioni artistiche con Simona Molinari con cui ha preso parte anche al Festival di Sanremo con il brano la Felicità, Cincotti suona il pianoforte dall’età di 4 anni e nonostante la giovane età ha già pubblicato 4 album, l’ultimo dal titolo “Metropolis” e ricevuto vari riconoscimenti, anche al Montreux Jazz Festival. L’intervista è molto friendly, e inizia con una risata appunta, quella sua d’imbarazzo per il suo italiano a dir poco stentato.

Peter Cincotti
Peter Cincotti

Domanda: Origini italianissime e non parli italiano?

Risposta: “Non ho scuse, lo ammetto! Mio nonno è nato a Napoli, mia nonna a Piacenza ma si sono conosciuti in America ed io sono nato dopo due generazioni.

D. Nella tua famiglia nessuno parlava italiano?

R. Le vecchie generazioni, un tempo sì ma quando sono arrivato io, l’italiano non si parlava già più.

D. Sei mai stato a Napoli prima di oggi?

R. Sono stato una volta a Benvento ma mai a Napoli. È la mia prima volta ma sono felice, molto felice di essere qui.

D. Hai visitato Napoli oggi?

R. Ho fatto un giro, qui nei paraggi. Ho mangiato, ancoro e ancora MANGIO TUTTO IL TEMPO (questo lo dice in italiano, ndr)

D. Che cosa hai mangiato?

R. (anche qui sfodera il suo italiano maccheronico) Pizza, fusilli con frutti di mare, pizzetta fritto con alghe, carciofi. Non riuscivo a fermarmi! (Ride, ndr)

D. Sei riuscito a vedere via Caracciolo,  il lungomare?

R. Oggi no. Vorrei vederli, ho l’albergo lì ma li ho visti solo dalla finestra

D. Sei nella più bella città del mondo e non hai visto nulla?

R. Ho passeggiato un po’ qui in zona.

D. E domani?

R. Riparto, devo andare a Roma (dove tiene il secondo dei tre concerti italiani che termineranno a Padova, ndr).

D. Tornerai allora a Napoli?

R. Sì, assolutamente. Il più presto possibile!

D.  Ok, ci contiamo allora. Cambiamo argomento… Ti è piaciuto Sanremo?

R. Sì, l’ho adoro! E’ un Festival molto diverso da quelli americani, un’altra musica, un’altra cultura musicale, un’altra sensibilità, totalmente differente, è pazzesco.

D. Di solito i pianisti non sono così famosi, tu invece sei molto conosciuto…

R. Beh, la fama va e viene, sale e scende. La musica è qualcosa di diverso dalla fama. Faccio musica da sempre, ho creato diverse canzoni, diversi album, e ho avuto differenti successi. La fama è incontrollabile.

D. Hai fatto anche cinema, niente poco di meno che Spider – Man 2!

R. Ma per appena due secondi, uno sbattito di ciglia in pratica e non mi ci si vedeva più! (Ride di gusto, ndr)

D. Pensi che potresti fare cinema o sei nato per la musica?

R. Bhe. Ho avuto un paio di esperienze al cinema e mi piace scrivere per i film.

(Ad un certo punto siamo distratti dal chitarrista George Orlando, che accompagna Peter, che canta Caruso, ndr)

We have Caruso! (esclama, cercando il suo chitarrista)

D. Tu conosci la musica napoletana?

R. “Femmina, tu sì ‘na mala femmina” (intona orgoglioso, ndr). Nella mia famiglia mi hanno fatto ascoltare la musica napoletana. La amo, è una grande musica.

 

Il tempo di salutarlo ed ecco che armato di videofonino riprende la performance da camerino di Orlando, oltre a riprendere tutti quelli che lo circondano, noi compresi. Poi sale sul palco e lì ad ogni canzone si è letteralmente rapiti da questo ragazzotto neyorkese dalla voce e le mani di un grande artista. Un concerto breve ma intenso ed anche divertente, come quando Peter porta sul palco entusiasta il vassoi di dolci che ha trovato in camerino e che non vede l’ora di gustare. Tra i brani eseguiti da Peter, la nota “Goodbay Philadelphia”, e ancora “Madeline”, “Nothin’s enough” e “Before I go”. Prima di lascare il palco tra gli applausi della sala piena c’è tempo per un ultimo brano “Cocrodile rock” di Elton John.

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