San Valentino, partono i flash mob contro il femminicidio
NAPOLI (di Daniela Sasso) – Il 14 febbraio, data nota ai più come il ‘giorno degli innamorati’, con tanto di scambio di effusioni, colazioni, fiori, anelli, cuori, cioccolatini, spinti dal più efferato, ‘globalizzato’, romanticismo d’occasione, si tinge di rosso, ma anche di rosa.
Nelle piazze di molte città italiane, e non solo – l’iniziativa è a livello globale – partiranno dei flash mob – manifestazioni spontanee, di breve durata ma con un dietro le quinte di preparativi molto accurato che prende le mosse direttamente dal web, ispirate al principio della non-violenza, i cui protagonisti sono il corpo, la danza e la musica. È, infatti, la giornata del One Billion Rising, contro il femmicidio e la violenza contro le donne. Al grido di ‘Strike, Dance, Rise’, in tutto il mondo, donne – ma anche uomini – gente comune e personaggi famosi che hanno aderito all’iniziativa, tra i quali Dalai Lama, Jane Fonda, Robert Redford, Jessica Alba, Yoko Ono, Kate Clinton, Charlize Theron, e tanti altri – scenderanno per le strade in difesa del diritto di tutela del corpo della donna.
A Napoli, il flash mob avrà luogo alle ore 16 in Piazza del Plebiscito, lato Galleria Umberto, dove si ballerà insieme la canzone ‘Break the chain’, coreografata da Debbie Allen – l’attrice coreografa che impersonava l’insegnante di danza nella nota serie ‘Saranno famosi’ – il cui testo, ampiamente teatralizzato, è stato scritto dalla femminista Eve Ensler. Le note sono state composte da Tena Clark:
‘Posso vedere il mondo che condividiamo sicuro e libero da ogni oppressione; mai più stupri, incesti o abusi, le donne non sono una proprietà. Io danzo perché amo ballare, perché sogno, perché ne ho avuto abbastanza, per fermare le urla, per rompere le regole, per fermare il dolore, per rompere le catene. Nel mezzo di questa follia, noi danziamo. So che c’è un mondo migliore. Prendete le vostre sorelle e i vostri fratelli per mano, raggiungiamo ogni donna e ragazza. Questo è il mio corpo, il mio corpo sacro. Non ci sono più scuse, niente più abusi. Siamo madri, siamo insegnanti, siamo creature bellissime”.
Let’s break the chain!
