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(Il video) Occupato edificio dell’Archivio storico di Piazza Dante

(Servizio: Daniela Giordano – Video: Carlo Maria Alfarano)

NAPOLI – È stato occupato, ieri mattina, il palazzo dell’ex Convento di Piazza Dante, sede dell’Archivio storico della città di Napoli e monumento Unesco, che verrà messo all’asta il prossimo lunedì 14 gennaio.

Archivio storico di Piazza Dante durante l'occupazione
Archivio storico di Piazza Dante durante l’occupazione

L’iniziativa è stata opera del gruppo di giovani studenti e precari che da tempo portano avanti la campagna “Magnammece ‘O Pesone”, contro le politiche di austerity e tagli di bilancio che stanno portando il Comune di Napoli a svendere il patrimonio pubblico immobiliare, senza compensarlo con strutture nuove e più adeguate destinate a usi sociali.

Dopo l’occupazione della struttura abbandonata della SUN – Seconda Università di Napoli di via del Sole – sgomberata da pochi giorni – stavolta il collettivo si è orientato verso l’edificio di 12.000 mq di Piazza Dante che ospita, al quarto piano, i servizi sociali della II Municipalità e in un altro i documenti dell’archivio, come quelli dell’anagrafe storica, in stato di totale abbandono. Altri due piani, invece, sono completamente inutilizzati nonostante siano stati spesi ben cento mila euro per la ristrutturazione dei locali. Da lunedì prossimo, l’immobile sarà venduto al prezzo irrisorio di 12 milioni di euro, vale a dire a una cifra pari a circa mille euro al metro quadro. Buona parte di questa cifra andrà nelle casse della Romeo Immobiliare che, nonostante la contestata gestione delle case popolari negli ultimi vent’anni, risulta essere ancora creditrice nei confronti del Comune.

Il collettivo non ci sta, si oppone alla svendita di immobili che fanno parte di quel centro storico patrimonio dell’Unesco e che potrebbero essere riutilizzati per fornire un’abitazione alle migliaia di famiglie sfrattate negli ultimi anni, a quelle in graduatoria per l’assegnazione di un alloggio popolare, o ai tanti giovani studenti e lavoratori precari strozzati dagli affitti stellari delle case fatiscenti del centro storico. Oppure ancora, come spazi destinati ai servizi sociali e alla cultura. Per il diritto inalienabile all’abitare, così come per il diritto del cittadino di disporre di quei beni comuni che, come dice la parola stessa, dovrebbero essere di tutti.

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