(Video) Festival del Giornalismo Giovane: il Giornalismo di Frontiera raccontato da Pino Scaccia
(Servizio: Daniela Giordano – Riprese e Montaggio: Carlo Maria Alfarano)
NAPOLI – Partita la prima edizione del Festival del Giornalismo Giovane, la versione tutta italiana degli Youth Media Days europei. Organizzato da Youth Press Italia, la manifestazione è ospitata dal Pan – Palazzo delle Arti di Napoli, col patrocinio del Comune, e nel fine settimana snocciolerà i vari temi legati all’accessibilità alla carriera e le relative difficoltà. Il programma prevede una serie di incontri e dibattiti sulle esperienze positive del giornalismo “alle prime armi” nelle scuole e università e quello già semi-professionale delle scuole di giornalismo. Ma verranno affrontati anche i temi caldi del precariato, della crisi del settore e le difficoltà di accesso in Italia e nel Mezzogiorno, dell’evoluzione del giornalismo multimediale e degli strumenti web d’informazione, oltre alle testimonianze dei giornalisti che scrivono contro le mafie e degli inviati nel mondo.
Il primo panel del Festival, dopo i brevi saluti dell’Assessore alla Cultura Antonella Di Nocera, unica presenza istituzionale alla sessione d’apertura (disertata dal sindaco de Magistris e dal Presidente Ordine Giornalisti della Campania Ottavio Lucarelli), è stato dedicato al “Giornalismo di frontiera” e ai disagi che affronta quotidianamente l’inviato, soprattutto di guerra.
A trattare il tema, lo storico inviato del Tg1 Pino Scaccia che subito è entrato nel merito dell’argomento, raccontando le innumerevoli esperienze accumulate nel corso della sua lunga carriera, il miglior modo per trasmettere i segreti del mestiere. Un mestiere carico di sacrifici e rinunce, di lunghi periodi lontani dalle famiglie, a dispetto dei numerosi viaggi e dei meravigliosi posti visitati. Per non parlare dei disagi subiti nelle zone di guerra, di quella regola non scritta del digiuno nei primi tre giorni di arrivo, o delle centinaia di chilometri percorsi nel deserto – in una giornata soltanto – per raggiungere il punto di comunicazione più vicino e trasmettere la notizia. Perché il mestiere dell’inviato è proprio questo: essere il tramite tra l’evento e la gente a casa; per fare questo al meglio, l’inviato deve prima vivere quell’evento, in prima persona, sulla propria pelle, e dopo, soltanto dopo, avrà quella forza empatica capace di raccontarla, di trasmetterne la portata. Non si tratta, dunque, di un lavoro come gli altri, da “impiegato della notizia” che alle cinque del pomeriggio può ritirarsi a casa; è una missione da vivere con la stessa vocazione di un prete, col solo scopo, ultimo e grande, di diffondere la verità delle cose che accadono, viste con i propri occhi, unica fonte sicura e ammissibile.
Queste sono le parole che Pino Scaccia ripete a ogni nuovo praticante gli viene presentato in redazione e queste sono state le parole ripetute durante il dibattito ai giovani, i tanti giovani(ssimi) presenti e che non hanno risparmiato domande. Parole che tendono a scoraggiare sì, ma che soprattutto servono a testare quanto sia alta la passione del nuovo adepto. Funziona così in tutte le religioni e lo stesso vale per la “religione della notizia”, come lui stesso l’ha definita. L’apprendistato è un vero e proprio addestramento, come quello che – ha raccontato – gli è stato impartito dal maestro Roberto Morrione. Un addestramento, però, che ha riconosciuto oggi non viene più trasmesso e che è causa della degenerazione del giornalismo attuale e della prevalente cultura del gossip. Sarà l’effetto dei muri alzati e delle porte sbattute in faccia dai giornali ai giovani che vogliono accedere alla carriera. Di questo si è parlato molto sul finire dell’incontro, questo il principale argomento sollevato dalle domande dei ragazzi che certo non hanno mostrato scarsa passione, o non propensione al sacrificio. Tutt’altro. Di questo si continuerà a parlare nel corso del Festival e soprattutto del tema del precariato, in programma proprio oggi. Restate sintonizzati.
