Io non mi sento italiano, ma per fortuna o purtroppo lo sono
Palazzolo sull’oglio-(di Carmine Palumbo ) L’unità d’Italia pone mille problemi e interrogativi, domande e dibattiti: quante e quali sono le Italie che rappresentano l’identità complessa e articolata del nostro Paese, quali e quante cose si sono stratificate nella storia di oltre mille anni della Penisola, attraverso gli ultimi 150-200 anni della sua storia. Ma in questo secolo e mezzo che identità ci siamo costruiti?
Un’identità non fissa, ma in movimento, un’identità degli italiani, del loro carattere, se ne esiste uno – o tanti, più probabilmente –, delle regioni, sub regioni, territori, realtà locali . Ma cos’è un’identità? “In sociologia, nelle scienze etnoantropologiche e nelle altre scienze sociali il concetto d’ identità riguarda, per un verso, il modo in cui l’individuo considera e costruisce se stesso come membro di determinati gruppi sociali: nazione, classe sociale, livello culturale, etnia, genere, professione, e così via; e, per l’altro, il modo in cui le norme di quei gruppi consentono a ciascun individuo di pensarsi, muoversi, collocarsi e relazionarsi rispetto a sé stesso, agli altri, al gruppo a cui afferisce ed ai gruppi esterni intesi, percepiti e classificati come alterità.”…e l’identità di un popolo, si costruisce partendo dalla storia.
Allora un po’, ma appena un po’, di storia. Il Risorgimento:“Il termine richiama l’ideale romantico e nazionalista di una resurrezione dell’Italia attraverso il raggiungimento di un’identità unitaria. Sebbene non vi sia consenso unanime tra gli storici, la maggior parte di essi tende a stabilire l’inizio del Risorgimento, come movimento, subito dopo la fine del dominio Napoleonico e il Congresso di Vienna nel 1815, e il suo compimento fondamentale con l’annessione dello Stato Pontificio e lo spostamento della capitale a Roma nel febbraio 1871.Tuttavia, gran parte della storiografia italiana ha esteso il compimento del processo di unità nazionale sino agli inizi del XX secolo, con l’annessione delle terre irredente, a seguito della prima guerra mondiale. Anche la Resistenza italiana (1943–1945) è stata talvolta ricollegata idealmente al Risorgimento.” C’è però da dire che, per molti versi, la nascita del Regno d’Italia, è stata quanto meno controversa. Basti pensare, e questo non si legge su molti libri, che il Regno delle Due Sicilie era di gran lungo più ricco e più evoluto del Regno Sabaudo, e che, in pratica, ha subito un’ annessione con saccheggio. Detto ciò, però, va altresì aggiunto, al di là dalla retorica, che c’è stato un processo che ha condotto all’autodeterminazione, non senza spargimento di sangue, di un popolo che, dal Risorgimento alla Resistenza, ha cercato di costruirsi un’identità, condividendo gli stessi valori, le stesse norme, per aspirare al miglioramento delle condizioni di vita di ognuno.
Avere memoria storica è fondamentale per ogni paese, per ogni suo cittadino, specialmente ora che, da circa un ventennio, è in atto un tentativo di lobotomizzazione di massa. Ora che c’è una crisi d’identità. Ora che siamo sbalzati tra federalismo fiscale e secessione. Ora che è forte la Lega antimeridionalista. Ora che il Presidente del Consiglio vuole vedere la sua squadra di calcio battere tutto il Sud, ora che al Sud c’è ancora chi lo vota. Ora che c’è chi ha nostalgia dei Borbone. Ora che siamo passati dall’essere il paese di Pirandello e di Pasolini all’essere il paese del Bunga Bunga. Ora è forte la tentazione di cantare con Gaber “Io non mi sento italiano, ma per fortuna o purtroppo lo sono. Mi scusi Presidente se arrivo all’impudenza di dire che non sento alcuna appartenenza. E tranne Garibaldi e altri eroi gloriosi non vedo alcun motivo per essere orgogliosi. Mi scusi Presidente ma ho in mente il fanatismo delle camicie nere al tempo del fascismo. Da cui un bel giorno nacque questa democrazia che a farle i complimenti ci vuole fantasia”
