«Primo, non diffamare»: il lavoro editoriale di Bauccio
NAPOLI (di Cristina Cipriani) – Queste sono alcune delle parole usate dall’avvocato Luca Bauccio nel suo ultimo libro, «Primo, non diffamare – Difendere il proprio onore nell’era della disinformazione», pubblicato nel giugno del 2011 dall’autore stesso, come utente del social network sui libri, i lettori e gli autori, ilmiolibro.it.
Il saggio rappresenta per lo scrittore un modo per fare notare che questo millennio ha trovato un nuovo mezzo per arricchirsi, la diffamazione. Un atto che non risparmia nessuno, sostiene Bauccio, e quindi chiunque potrebbe essere vittima di false dichiarazioni, che possono segnarne negativamente la vita.
La prima a riceverne un grave colpo è la verità, che oggi è messa da parte per far spazio a quella che Bauccio definisce “mezza verità”, che nelle mani di “politici, giornalisti, giornalistoidi, icone votive sotto scorta, apprendisti stregoni, blogger incontinenti, polemisti” diventano verità assolute, quando, invece, i fatti non sono stati riportati all’opinione pubblica nella loro interezza o addirittura distorti, così da ottenere maggiore successo o anche un rendiconto economico.
Di questo parla il libro di Bauccio, il quale attinge dalla sua esperienza personale e professionale, essendo avvocato di diversi diffamati, come Abu Omar, e dall’osservazione della realtà che lo circonda, su cui si è soffermato per poi tirarne le somme.
Analizza, spesso in maniera sarcastica, casi recenti di diffamazione di politici, giornalisti e persone non conosciute, ma che hanno in comune il fatto di essere stati diffamati o di aver diffamato e da cui poi ne hanno tratto vantaggi o svantaggi.
Per questo, cito uno dei casi trattati dall’avvocato, come quello di Vittorio Feltri e della «brutta fama» de «il Giornale», che secondo il diffamato non esiste, perché il suo quotidiano non ha perso lettori, anzi ne ha guadagnati di nuovi. Perciò Bauccio dedica proprio un capitolo del suo libro all’arte della diffamazione e a come molti diffamati hanno reso l’offesa, un vantaggio.
Tuttavia, questi hanno deciso di non farne una questione d’onore, ma di ricavarcene solo fama (brutta o buona che sia) e denaro. Al contrario di uomini che, come Abu Omar, che a causa del silenzio di Stato o al sospetto della magistratura che fosse un terrorista, hanno perso l’onore e che, dice l’autore, è diventato “un non uomo sottoposto a un non sequestro costretto a subire una non sofferenza entro una vicenda che è una non realtà. Un non uomo senza onore e senza diritto all’onore”.
Pertanto, questo saggio dal ritmo molto fluido e scorrevole alla lettura diventa uno strumento utile per denunciare una realtà in cui la diffamazione sta acquisendo un significato diverso e distorto, generando una società in cui la verità è soffocata a favore della costruzione di una verità più vantaggiosa.
