Pomodori e fagioli negli orti del re, a Capodimonte la Reggia del gusto

NAPOLI (di Attilio Iannuzzo – Il Mattino) – Avviata al Real Bosco di Capodimonte la sperimentazione di coltivazione di prodotti tipici, un esperimento che rappresenta l’inizio di un progetto più ampio già finanziato dall’Unione Europea per un valore di 10 milioni di euro. Soprintendenza e Slow food Campania insieme nella realizzazione del progetto in un’area che si estende su una superficie di circa cinquemila mq all’interno in cui si realizzano esempi virtuosi di agricoltura.

Slow food a Capodimonte

Le prime sperimentazioni iniziate già a gennaio 2012, hanno oggi l’ambizione di esportare il modello in altri territori napoletani che ne hanno le caratteristiche e le capacità. «È un’iniziativa sulla quale stiamo lavorando da parecchio tempo – sostiene il presidente di Slow Food Campania Gaetano Pascale – e che sta dando dei risultati soddisfacenti sui prodotti che abbiamo iniziato a coltivare; al momento abbiamo lavorato su pochi prodotti, ma intendiamo estendere la coltivazione ad altri prodotti già la prossima primavera». Pomodori, papaccelle, zucca, fagioli, ma da marzo prossimo è prevista anche la coltivazione dei piselli. Oltre alla coltivazione di prodotti agricoli, in campo altre risorse per la realizzazione e lo sviluppo delle arti locali, valorizzando per esempio l’artigianato con il recupero e l’innovazione dell’antica lavorazione artistica delle porcellane di Capodimonte. «Quello che ci interessa – aggiunge Pascale – è educare le persone a questo tipo di sperimentazioni che fanno bene al nostro territorio, in un momento anche delicato per l’agricoltura locale». Gli elementi cardine del progetto di valorizzazione sono il recupero e lo sviluppo della vocazione produttiva del sito ed il miglioramento del patrimonio esistente. Oltre alla coltivazione è previsto anche il restauro e la rifunzionalizzazione di dieci ambiti: il Giardino e Casamento Torre, il Giardino della Fruttiera di basso, la Fagianeria, la Capraia, la Porta di Mezzo, il Cisternone, il Cellaio, il Vallone di San Gennaro, l’ex Eremo dei Cappuccini per un totale di 2.000 mq di superficie utile coperta, 500 mq di aree utili scoperte, 26.000 mq di terreni da destinare alle coltivazioni. «Un’idea che parte dallo sviluppo delle aziende agricole – ha affermato Guido Gullo della direzione del Real Bosco di Capodimonte – e da un’idea di agricoltura nuova che, seppur in via sperimentale, sia da esempio per un modello nuovo di produzione». Prevista dunque una gestione integrata attraverso accordi di valorizzazione, come il partenariato in tali esperimenti tra il pubblico ed il privato, finalizzati alla creazione di servizi innovativi e di attività produttive per un’offerta turistico-culturale adeguata alle specificità del sito e ai target di utenza individuati. Secondo l’attuale progetto saranno creati nuovi percorsi formativi, in collaborazione con gli atenei campani, le associazioni e le aziende di settore per addetti altamente specializzati in lavorazioni collegati alle attività produttive storicamente presenti nel sito. In più la promozione, a partire dalle vocazioni storiche del sito, del tessuto produttivo locale d’eccellenza attraverso l’innovazione creativa dei processi tradizionali. Un obiettivo importante è quello di definire la strategia e costruire un indotto per la formazione e l’incremento occupazionale sia nel settore della conservazione, valorizzazione e fruizione dei Beni Culturali e Ambientali sia nei settori dell’ecosostenibilità, dell’agricoltura biologica e dell’artigianato artistico. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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