Raid camorristico per occupare casa popolare. Mimmo Lopresto. “Noi non ce ne andiamo”
Un attacco senza precedenti quello avvenuto nel pomeriggio del 12 luglio a Scampia, dove un gruppo di otto persone – tre donne e cinque uomini armati di spranghe, mazze e un crick d’acciaio – ha assaltato un appartamento in via del Gran Paradiso 89, tentando di occuparlo con la forza. La casa, assegnata da oltre vent’anni a una donna anziana ex residente della Vela Gialla, è abitata dalla sorella di Mimmo Lopresto, storico leader dell’Unione Inquilini di Napoli e figura centrale nella lotta per il diritto alla casa nel capoluogo campano.
L’aggressione è scattata poco dopo che Lopresto era stato avvertito dai vicini di un tentativo di intrusione. Una donna di circa 30-35 anni si era già introdotta nell’abitazione forzando la porta d’ingresso con un flex. Alla richiesta di andarsene, l’occupante ha reagito con violenza, scatenando una prima colluttazione culminata con l’intervento dei vicini e la chiamata ai Carabinieri.
Pochi minuti dopo, però, invece delle forze dell’ordine, è arrivato un commando di aggressori armati, che ha aggredito brutalmente Lopresto, sua nipote e suo fratello. “Per dieci minuti siamo stati sotto le mazzate”, ha raccontato Lopresto a Fanpage.it, mostrando le ferite al volto, alle mani e alle braccia. La nipote è stata colpita con violenza, strattonata, graffiata e ferita al volto.
Gli aggressori, secondo i testimoni, sostenevano che la casa spettasse a loro e che “vecchi” come gli attuali abitanti dovessero “andare in uno ospizio”. Un linguaggio e una strategia che fanno pensare a un’escalation camorristica inedita per il quartiere. Mai, infatti, la criminalità organizzata aveva provato a impossessarsi con la violenza di case già abitate da assegnatari legittimi.
Il raid si è concluso con la fuga dei malviventi all’annuncio dell’arrivo imminente dei Carabinieri, che giunti sul posto hanno sequestrato armi, dischi da taglio e persino ciocche di capelli delle donne coinvolte nella rissa. Le indagini, condotte dalla Tenenza Stella dell’Arma, sono in corso e si spera in una rapida identificazione dei responsabili, anche grazie all’esposizione mediatica del caso e all’intervento del Prefetto di Napoli, Michele di Bari.
A mancare, fino ad ora, è stata però una telefonata del sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi, fatto che ha suscitato indignazione tra i residenti e nel mondo dell’associazionismo.
Lopresto, pur provato fisicamente, non arretra di un passo: “Noi non ce ne andiamo, è la camorra che deve andare via. Scampia e Secondigliano non sono luoghi di camorra, ma quartieri pieni di cittadini attivi, associazioni, lotte quotidiane per la legalità e la giustizia sociale”. E lancia un appello per una mobilitazione forte: “Non una passeggiata simbolica, ma una manifestazione che vada nei loro fortini a dire che questi territori sono nostri”.
Il tentativo di appropriarsi con la violenza di un alloggio popolare rappresenta un pericoloso segnale: una camorra che cambia volto e strategia, provando a controllare anche il patrimonio abitativo. Ma la reazione della rete sociale e associativa, a partire da figure come Lopresto, dimostra che Scampia non è più disposta a cedere nemmeno un centimetro.
(Fonte: Immagine di Tgr Campania)

