Notizie dall'Italia e dal mondo

Politica

Nel covo del clan spunta la foto di famiglia con il candidato Di Fenza

All’interno della sede della Sime Costruzioni – l’azienda di riferimento della famiglia Simeoli, storicamente considerata il braccio imprenditoriale del clan Polverino – spunta una foto di famiglia che ritrae, accanto ai boss, anche il consigliere regionale uscente Pasquale Di Fenza, oggi candidato alle Regionali campane con Forza Italia. Fanpage.it ha potuto documentare ciò che si trovava nell’edificio durante le procedure di confisca definitiva del bene da parte delle autorità. Ed è proprio tra quelle carte, quei progetti e quelle immagini rimaste intatte dagli anni degli arresti, che emerge un lungo pezzo di storia politica di Marano. Fino all’estate 2024 Pasquale Di Fenza era un consigliere quasi sconosciuto al grande pubblico. La svolta mediatica arriva con un video virale: Di Fenza, insieme ai tiktoker Rita De Crescenzo e Angelo Napolitano, balla e sventola il tricolore nel suo ufficio in Consiglio Regionale. Le immagini gli costano l’espulsione da Azione, ma non la ricandidatura: il consigliere passa nel centrodestra e si presenta alle Regionali del 2025 con Forza Italia, sostenendo Edmondo Cirielli. Pochi mesi dopo, nuovi contenuti social con la stessa influencer rilanciano la sua immagine, mentre De Crescenzo invita apertamente a votare per il partito azzurro. Dietro questo presente social e politico spunta però un passato ben più solido e radicato: quello di geometra e direttore di cantiere presso la Sime Costruzioni, l’azienda confiscata ai Simeoli nel 2023.

Fanpage.it ha visitato i locali dell’ex quartier generale dei Simeoli insieme alla polizia municipale di Marano durante l’immissione in possesso dell’Ente Idrico Campano. Negli armadi e nelle casseforti sono stati ritrovati: assegni, cambiali e documenti fiscali, progetti edilizi e atti di compravendita, foto con Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, soprattutto, due foto di famiglia del clan, dove compaiono boss, mogli, figli e fidati collaboratori.

Secondo l’ex comandante dei vigili urbani, Luigi Maiello, presente al momento della confisca: «Qui c’è una ricchezza di informazioni che racconta il modus operandi di una criminalità che agiva dentro l’economia legale».

Nel curriculum ufficiale pubblicato sul sito della Regione Campania, Di Fenza elenca tra i progetti seguiti: il Parco Daniela, costruito dalla “Laura Sas”, società intitolata a una delle figlie del boss Antonio Simeoli e poi confiscata, il Parco Sime di via Adda, anche questo sequestrato in seguito alle indagini sul clan. Non solo opere: nel 2024 Di Fenza ha partecipato al compleanno di Laura Simeoli, confermando rapporti personali di lunga data. Nelle stesse fotografie di famiglia compare anche un altro nome noto in Campania: Biagio Iacolare, storico esponente Udc, uomo vicino a De Mita, consigliere regionale per dieci anni ed ex presidente della SMA Campania. Iacolare, come Di Fenza, aveva lavorato per i Simeoli. In un ripostiglio dell’azienda confiscata sono stati ritrovati scatoloni pieni di materiale elettorale di Iacolare: santini, gadget e volantini risalenti alle Regionali 2010.

Il ritrovamento conferma, secondo gli inquirenti, il sostegno elettorale che la famiglia Simeoli avrebbe garantito a Iacolare in quell’occasione. Marano di Napoli è considerato uno dei principali epicentri del potere dei Simeoli. Dal 1991 a oggi il Comune è stato sciolto per infiltrazioni mafiose ben cinque volte, l’ultima nel 2025.

La relazione della commissione d’accesso ha evidenziato: frequentazioni tra amministratori e imprenditori vicini ai clan, collegamenti fra politici e famiglie criminali, persino rapporti sospetti tra funzionari comunali e ambienti camorristici.

«A Marano i Simeoli hanno costruito oltre 500 appartamenti», ricorda l’europarlamentare Pd Sandro Ruotolo, sottolineando come la saldatura tra edilizia e politica abbia segnato la storia locale. A gennaio 2025 una sentenza di primo grado ha condannato l’ex sindaco Mauro Bertini e Angelo Simeoli per concorso esterno e corruzione aggravata.


Interpellato sulle foto nella sede confiscata, Di Fenza non nega di aver lavorato per molti anni con i Simeoli: «Riconosco la foto. Ero un geometra, ho collaborato professionalmente con loro. Non posso rinnegare il mio passato». Sul fatto di essere immortalato in una foto “di famiglia”, replica: «C’erano tanti collaboratori, era un’azienda familiare. Io non ho problemi». Alla domanda se i Simeoli lo abbiano mai sostenuto politicamente, risponde: «Il voto è segreto. Non posso sapere chi mi ha votato». Ammette di aver aiutato in passato Biagio Iacolare nelle sue campagne elettorali, ma nega di aver chiesto voti ai Simeoli.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.