L’Italia “non ripudia la guerra”
NAPOLI (di Attilio Iannuzzo) – Ancora una volta si calpesta la costituzione. Ma quando c’è l’abitudine ad uno stato di cose, non ci sconvolgiamo più. Art. 11, “L’italia ripudia la guerra”, ma il paese è in guerra che si continua a morire.
La salma del caporal maggiore scelto Gaetano Tuccillo, ucciso lo scorso sabato in Afghanistan giunge nella capitale. Onori al valore e presenze istituzionali. Avremmo voluto vedere altri militari su quell’aereo, che tornavano da moglie e figli, immaginando in questo modo la fine di un conflitto. Per ora resta un sogno. I militari sono ancora lì, a sparare senza odio ma per mestiere, ad attendere che qualcosa possa cambiare. Un conflitto, quello in Afghanistan, di cui si prende consapevolezza solo periodicamente, quando i nostri soldati cadono. Fra una tragedia e l’altra, silenzio e disinteresse.
«La politica si nasconde dietro alla lotta al terrorismo, alla legittimazione della missione da parte delle Nazioni Unite e al non superamento dei limiti imposti dall’art. 11 della Costituzione. Punti condivisibili, ma insufficienti a dare le necessarie e indilazionabili risposte alla domanda fondamentale: perché e con quali obiettivi siamo in Afghanistan?». L’errore principale della missione è nel mancato o insufficiente coinvolgimento della popolazione afghana: Si è voluto puntare soprattutto sull’azione militare ed è al contempo mancata una strategia di sviluppo rispondente e ai reali bisogni e alle aspettative delle popolazioni.
Davvero viene da chiedersi se una nazione dalle profonde radici cristiane – come viene descritta l’Italia – possa accettare di annoverare tra le numerose «guerre dimenticate» anche un conflitto che essa stessa sta combattendo, oltretutto senza sapere bene perché.
