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“La nobile arte della seta”: Napoli riscopre il suo distretto industriale tra Quattrocento e Seicento

Una Napoli manifatturiera, internazionale e sorprendentemente moderna, nella quale l’industria della seta rappresentava uno dei principali motori dell’economia cittadina. Tra il Quattrocento e il Seicento il settore arrivò a impiegare fino a un terzo della popolazione attiva, dando vita a quello che oggi potrebbe essere definito un vero e proprio distretto industriale d’avanguardia.

È la città che emerge da La nobile arte della seta a Napoli. Aristocrazie mercantili, traffici, industrie, usi e stili dei manufatti tessili di lusso tra XV e XVII secolo, opera in due tomi di Bianca Stranieri, con prefazione di Aurelio Musi, pubblicata da Editoriale Scientifica.

Il volume sarà presentato lunedì 5 ottobre alle ore 18 a Palazzo Carafa, sede della Soprintendenza archivistica e bibliografica della Campania, in via San Biagio dei Librai 121.

Una data dal forte valore simbolico: proprio il 5 ottobre 1477 Ferrante d’Aragona istituì l’Arte della Seta a Napoli. L’appuntamento anticipa così idealmente le celebrazioni per il 550° anniversario, che cadrà nel 2027.

Ad aprire l’incontro sarà il soprintendente Gabriele Capone. Seguiranno i saluti di Orazio Abbamonte, presidente della Fondazione Banco di Napoli, e Lucia Altucci, delegata alla Ricerca dell’Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli”.

L’introduzione sarà affidata a Giulio Sodano, direttore del DiLBeC dell’Università Vanvitelli. Interverranno Rossella Del Prete, dell’Università degli Studi del Sannio; Aurelio Musi, dell’Università degli Studi di Salerno; Maria Giuseppina Muzzarelli, dell’Alma Mater Studiorum – Università di Bologna; Ferdinando Salemme, direttore dell’Archivio di Stato di Napoli, e l’architetto Oreste Sergi Pirrò.

Una capitale europea della seta

Alla base della ricerca vi sono documenti finora mai indagati, conservati nell’Archivio Storico della Fondazione Banco di Napoli e nell’Archivio di Stato. Le carte consentono di ricostruire la complessa macchina economica e amministrativa che sosteneva la produzione e il commercio della seta napoletana.

Lo studio approfondisce anche aspetti poco conosciuti dell’organizzazione del settore: dalle spie antifrode al ruolo del Regio Credenziere, fino al Conservatorio dell’Arte, facendo emergere un sistema produttivo articolato, regolamentato e fortemente connesso ai grandi circuiti commerciali.

«Questo volume – sottolinea Capone – ci restituisce una Napoli dinamica e produttiva, al centro di una rete di scambi e relazioni internazionali», facendo emergere la straordinaria dimensione economica e sociale dell’industria serica e un patrimonio storico che può ancora contribuire alla valorizzazione dell’identità produttiva della città.

Per Abbamonte, la ricerca, attraverso l’analisi di testimonianze documentarie studiate per la prima volta, contribuisce invece a ricostruire «la storia, le tecniche e la tradizione di un’arte profondamente legata al territorio».

Mercantesse, aristocratici e “ragion cantanti”

Uno degli elementi più interessanti dello studio riguarda la composizione sociale del mondo della seta. Accanto al coinvolgimento imprenditoriale dell’aristocrazia, la ricerca porta infatti alla luce l’inedito protagonismo delle donne mercantesse, oltre a specializzazioni professionali e forme di organizzazione economica finora poco conosciute.

Tra queste figurano le cosiddette “ragion cantanti”, intese societarie capaci di mettere insieme capitali e competenze per sostenere attività produttive e commerciali.

«Una ricerca emozionante – spiega Bianca Stranieri – grazie alla quale si è recuperata la memoria degli assetti delle corporazioni e di specializzazioni del lavoro finora ignote», mostrando una Napoli che da “città della seta” assume i caratteri di una vera capitale di questa industria.

La ricostruzione storica guarda però anche al presente. Seguendo il principio del “conoscere per conservare”, il lavoro pone l’attenzione sulla tutela e sul restauro del patrimonio tessile ancora esistente e suggerisce la possibilità di ricostruire una vera e propria “via della seta” napoletana.

Un itinerario attraverso luoghi, testimonianze e manufatti che potrebbe trasformare la memoria dell’antica industria serica in uno strumento di valorizzazione culturale e turistica della città.

In mostra i tessuti del Cinquecento e del Seicento

La giornata del 5 ottobre offrirà anche l’occasione di osservare da vicino alcune testimonianze di questa lunga storia produttiva.

Dalle 10 alle 18, nella sagrestia dell’attigua Chiesa dell’Arte della Seta dei Santi Filippo e Giacomo, saranno esposti rari tessuti in seta risalenti al XVI e XVII secolo.

Le visite saranno accompagnate dai giovani dell’associazione Respiriamo Arte, in un percorso che unirà documenti, architettura e manufatti per riportare alla luce una pagina poco conosciuta della storia economica napoletana: quella di una città che, secoli prima dell’industrializzazione moderna, aveva già costruito attorno alla seta una filiera produttiva complessa e una rete commerciale capace di guardare ben oltre i confini del Regno.

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