Iran, proteste e tensioni internazionali: Trump promette aiuti ai manifestanti, Teheran accusa Washington all’ONU
Le proteste che da giorni scuotono l’Iran continuano a intensificarsi, mentre il bilancio delle vittime cresce e lo scontro politico-diplomatico con gli Stati Uniti si fa sempre più aspro. Secondo fonti locali e internazionali, migliaia di persone sarebbero morte durante le rivolte in corso, con un numero elevato di giovani sotto i 30 anni tra le vittime, mentre la repressione delle forze di sicurezza resta durissima.
Sul fronte internazionale, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump è tornato a intervenire pubblicamente, incitando i manifestanti iraniani a proseguire le proteste e a “prendere il controllo delle istituzioni”. Parlando a Detroit, Trump ha promesso che “gli aiuti arriveranno presto” e ha annunciato la cancellazione di “tutti gli incontri con i funzionari iraniani” fino a quando, ha dichiarato, “non si fermeranno le uccisioni senza senso dei manifestanti”. In un’intervista alla Cbs, il presidente americano ha inoltre minacciato “azioni molto forti” nel caso in cui Teheran proceda con l’impiccagione dei manifestanti arrestati, affermando che in quel caso “ci sarebbero conseguenze”.
Parole che hanno provocato reazioni immediate. Da Mosca, le autorità russe hanno definito “inaccettabili” le minacce statunitensi, avvertendo che un eventuale nuovo attacco contro l’Iran avrebbe “conseguenze disastrose” per la regione. A Teheran, la linea resta durissima: il ministro della Difesa iraniano, generale di brigata Aziz Nafizardeh, ha avvertito che, in caso di offensiva americana, l’Iran risponderebbe colpendo le basi militari statunitensi e quelle dei Paesi che dovessero sostenere Washington. “Tutte le basi che assisteranno gli Stati Uniti saranno considerate obiettivi legittimi”, ha dichiarato, promettendo una risposta “dolorosa”.
Anche la diplomazia iraniana punta il dito contro l’estero. Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha attribuito i disordini a “ingerenze e incitamenti” di Stati Uniti e Israele, sostenendo che il popolo iraniano è determinato a difendere la sovranità e la sicurezza nazionale da minacce esterne. Accuse ribadite anche alle Nazioni Unite, dove la missione iraniana ha denunciato una strategia americana di cambio di regime basata su sanzioni, minacce e destabilizzazione interna, con l’obiettivo di creare un pretesto per un intervento militare. In una lettera al segretario generale Antonio Guterres, l’ambasciatore iraniano Amir Saeid Iravani ha invitato Washington a evitare qualsiasi atto di aggressione contro la Repubblica islamica.
Sul piano interno, la magistratura iraniana ha annunciato un ulteriore giro di vite. Il presidente della Corte Suprema, Gholam-Hossein Mohseni-Ejei, ha dichiarato che coloro che avrebbero commesso atti di estrema violenza durante le proteste, com decapitazioni o roghi in strada, devono essere “processati e puniti il prima possibile”, escludendo qualsiasi forma di indulgenza per chi viene accusato di collaborare con “i nemici” del Paese.
In questo contesto di crescente isolamento, un elemento nuovo riguarda le comunicazioni: il servizio di internet satellitare Starlink ha attivato l’accesso gratuito in Iran, diventando per molti cittadini una delle poche vie di collegamento con l’esterno dopo il blackout imposto dalle autorità. Attivisti e fonti internazionali confermano che i terminali sono operativi e che l’abbonamento non prevede costi.
Sul fronte internazionale, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump è tornato a intervenire pubblicamente, incitando i manifestanti iraniani a proseguire le proteste e a “prendere il controllo delle istituzioni”. Parlando a Detroit, Trump ha promesso che “gli aiuti arriveranno presto” e ha annunciato la cancellazione di “tutti gli incontri con i funzionari iraniani” fino a quando, ha dichiarato, “non si fermeranno le uccisioni senza senso dei manifestanti”. In un’intervista alla Cbs, il presidente americano ha inoltre minacciato “azioni molto forti” nel caso in cui Teheran proceda con l’impiccagione dei manifestanti arrestati, affermando che in quel caso “ci sarebbero conseguenze”.
Parole che hanno provocato reazioni immediate. Da Mosca, le autorità russe hanno definito “inaccettabili” le minacce statunitensi, avvertendo che un eventuale nuovo attacco contro l’Iran avrebbe “conseguenze disastrose” per la regione. A Teheran, la linea resta durissima: il ministro della Difesa iraniano, generale di brigata Aziz Nafizardeh, ha avvertito che, in caso di offensiva americana, l’Iran risponderebbe colpendo le basi militari statunitensi e quelle dei Paesi che dovessero sostenere Washington. “Tutte le basi che assisteranno gli Stati Uniti saranno considerate obiettivi legittimi”, ha dichiarato, promettendo una risposta “dolorosa”.
Anche la diplomazia iraniana punta il dito contro l’estero. Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha attribuito i disordini a “ingerenze e incitamenti” di Stati Uniti e Israele, sostenendo che il popolo iraniano è determinato a difendere la sovranità e la sicurezza nazionale da minacce esterne. Accuse ribadite anche alle Nazioni Unite, dove la missione iraniana ha denunciato una strategia americana di cambio di regime basata su sanzioni, minacce e destabilizzazione interna, con l’obiettivo di creare un pretesto per un intervento militare. In una lettera al segretario generale Antonio Guterres, l’ambasciatore iraniano Amir Saeid Iravani ha invitato Washington a evitare qualsiasi atto di aggressione contro la Repubblica islamica.
Sul piano interno, la magistratura iraniana ha annunciato un ulteriore giro di vite. Il presidente della Corte Suprema, Gholam-Hossein Mohseni-Ejei, ha dichiarato che coloro che avrebbero commesso atti di estrema violenza durante le proteste, com decapitazioni o roghi in strada, devono essere “processati e puniti il prima possibile”, escludendo qualsiasi forma di indulgenza per chi viene accusato di collaborare con “i nemici” del Paese.
In questo contesto di crescente isolamento, un elemento nuovo riguarda le comunicazioni: il servizio di internet satellitare Starlink ha attivato l’accesso gratuito in Iran, diventando per molti cittadini una delle poche vie di collegamento con l’esterno dopo il blackout imposto dalle autorità. Attivisti e fonti internazionali confermano che i terminali sono operativi e che l’abbonamento non prevede costi.

